Se Abercrombie diventa la marca degli homeless.

Per qualche indistinto motivo A&F è sempre stato un mio hate-mark. Non mi piacciono i loro vestiti, il loro stile, le code degli italiani all’estero; normalmente non mi piace chi li compra (con rare eccezioni) e non mi piace la musica dei loro negozi sempre bui. Alcuni dei quali, però, sono effettivamente bellissimi. Strutturati in verticale, affrescati e profumatissimi. Con modelli e modelle, o quasi, al posto dei commessi. Ora A&F (che da qualche anno mi risulta anche in crisi) ha ottenuto gli onori delle cronache per alcune odiose dichiarazioni del suo orribile CEO, Mark Jeffries: ha dichiarato che la taglia XL non è disponibile da A&F, in quanto vuole “solo persone magre nei suoi negozi, e solo persone belle a rappresentare la marca per strada”. Ma la cosa peggiore è un’altra: se un capo è fallato o danneggiato, piuttosto che darlo ai poveri viene bruciato. Sempre per lo stesso motivo. Qualcuno però deve avere pensato che fosse troppo, ha preso una telecamera e ha fatto nascere questa bellissima iniziativa chiamata #FitchTheHomeless. Non ve la racconto perché preferisco che siano le immagini a parlare. Aggiungo che si tratta anche di una delle pochissime case history che non mi hanno infastidito nel 2013, sarà forse perché non proviene da un’agenzia, e non si conclude con i tradizionali numeri gonfiati.

Elvis has left the building.  

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