The Artist.




Questa chiarissima e lucidissima intervista di John Heagrty è l’unica che valga la pena ascoltare sul mestiere di creativo pubblicitario da molti anni a a questa parte. Tutte altre, scritte o filmate, specie dei nuovi guru, sono aria fritta in confronto. Particolarmente interessante è il punto (4’28”) su cui da anni tutti ci arrovelliamo: come mai in pubblicità siamo tutti pagati per fare del nostro peggio? In quale altro mestiere capita di sentire il cliente che dica (per esempio al cuoco): la prego, non faccia una cosa così buona? O all’architetto: questa casa è tropo bella, la peggiori un po’ per favore. E se lo dice Sir John Heagarty, che lavora in una delle due o tre agenzie del mondo in cui queste richieste non sarebbe ammesso farle, si vede che la situazione è grave. I numeri dicono che negli anni ’90 l’apprezzamento della gente per il nostro lavoro era al 36%. Oggi è sceso al 10%. Se ci fate caso, la stessa sorte – o anzi ben peggiore – è toccata alle remunerazione del lavoro creativo, ed è illusorio pensare che le due cose non siano collegate. Perfino per la BBH, dice Mr H, sarebbe la fine se smettesse di fare grandi campagne. Ma Sir John va anche oltre. Dice una cosa che non avevo mai sentito dire a un pubblicitario, o a chi parla di pubblicità: vendere è un’arte. E lo è sempre stato. E io che ho sempre sentito dire il contrario. Ma alla fine credo che con quel carisma, vendere qualsiasi cosa a chiunque sia più che un’arte, uno scherzo.


Elvis has left the building.
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