(pron: lib-ər-ah-chee).

Molti anni fa mi trovavo a Las Vegas e venni punto dalla curiosità di vedere se nella città di tutti i vizi esistesse anche qualche oasi culturale; almeno avrei saputo come tenermene alla larga per bene. L’unica cosa che trovai segnata sulla guida dell’epoca era, lo ricordo ancora con lo stesso stupore misto a ribrezzo, il Liberace Museum. Ovviamente non andai a visitarlo, anche se oggi me ne pento perché tra candelabri e pellicce colorate avrei trovato certamente spunti a bizzeffe per questo blog. Oggi scopro che il museo ha chiuso i battenti qualche mese fa. A raccontare ai più distratti chi sia Liberace (il performer più pagato al mondo nel decenni 50-70, precisa Wikipedia) preferisco che sia però John Irving, che nelle pieghe del suo “A Prayer for Owen Meany” così lo descrive: “Uno sfrontato gigione, un ruffiano musicale che faceva a pezzi Chopin e Mozart e Debussy, e li serviva con contorno di esagerati ghirigori. I brani duravano due-tre minuti e lui li suonava con le dita tempestate di diamanti. Certe volte suonava un pianoforte trasparente con il coperchio di cristallo ed era con orgoglio che accennava quante centinaia di migliaia di dollari costavano i suoi strumenti. Uno dei suoi anelli di diamanti era a forma di piano; e non suonava mai un pianoforte che non fosse munito di un ornato candelabro. Negli anni verdi della televisione, costui era un idolo: perlopiù ad adorarlo erano donne più vecchie ancora di mia nonna e assai meno colte di lei. (…) Indossava pellicce lunghe fino ai piedi e vestiti con lustrini: aggregava cincillà per 60.000 dollari in un unico cappotto; aveva una giacca con alamari d’oro a 24 carati; portava una marsina i cui bottoni di diamanti riproducevano suo nome”. Ciò che Irving omette di raccontare (il suo bel libro aveva già concesso troppe righe a questo istrione) è la causa che il pianista originario di Formia intentò a un quotidiano inglese che lo aveva attaccato per la sua sessualità “dubbia”. Ma in questo bel video c’è tutto. Insomma, per certi versi era un Elvis della musica (?) classica (?) con tanto carisma in meno e certamente anche minor talento. Ideale per riaprire la stagione di questo Disbanded blog. Per chi fosse interessato a saperne di più, la BBC ha condensato tutto in questi tre minuti scarsi. Forse sono troppi, in effetti.

Elvis has left the building.

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4 comments

  1. in pratica, è un po' come se a campione d'italia ci fosse il museo di renato zero (senza voler mischiare lana e seta, obviusly).

    ps.: bentornato dalle vacanze.

  2. Eppure è stato, a suo modo, un grande. Un precursore.
    Senza di lui, Elton John non avrebbe saputo a cosa ispirarsi.
    Altri fortunati artisti cultori dell'eccesso pianificato e del cattivo gusto scientificamente determinato sarebbero rimasti ignoti.
    Anche Lady Gaga deve esserne rimasta turbata durante l'infanzia.

    Ma lui aveva una grande dote che tutti gli epigoni non hanno: incredibile a dirsi, era molto autoironico, un po' come se prendesse per il culo la sua stessa audience.

    Liberace nos domine.

  3. Quel che dici risponde al vero, mauroman. Nel video allegato tra le righe del post, c'è la trascrizione del processo che Liberace subì a Londra, ed è in effetti un bel pezzo di varietà a sua volta. Del resto è un Disbanded.

    Grazie e.doc, bentornato anche a te.

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