Vorrei vincere il Titanium con Enrico Lucci.

Mi sono guardato con molto gusto gli 11 minuti di questo bel lavoro di Publicis UK per Megane, finalista al Titanium (da anni la più bella e difficile categoria del Festival, dove mai nessun lavoro italiano è nemmeno entrato). Probabilmente non vincerà nulla perché compete con altri troppo più splendidi pezzi, ma mi ha fato molto ridere. Mi sono chiesto, mentre lo guardavo: chi potrebbe fare un lavoro del genere da noi, così diverso dalla pubblicità e dalle case histories? Assomiglia a qualcosa. Poi, verso il minuto 6, ho capito che l’intervistatore francese non è altro che una versione transalpina del nostro Enrico Lucci delle Iene. E anche il “servizio” è costruito in quel modo. Stesse reazioni, stesse facce, stessi tempi televisivi. Certo, qui c’è anche e soprattutto una bella idea dietro sposata con coraggio, o meglio venduta con abilità a un cliente. Ma alla fine è quella roba lì: la sappiamo fare anche noi, solo che non la sappiamo applicare alla nostra piccola industria delle idee pubblicitarie. E anzi, dal nostro piedistallo un po’ snob spesso la giudichiamo “non all’altezza” della pubblicità. Peccato perché invece funziona, diverte e oggi si piazza lì dove sono le idee più grandi.
(Lo dico da tempo: se a Cannes potessimo iscrivere le gag di Lillo e Greg nella radio, fioccherebbero i leoni)

Elvis has left the building.

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6 comments

  1. È quello che dico anche io. E che in qualche modo faccio. Sapessi quanti nasi storti, quante facce tirate…
    E soprattutto l'aggettivo “nazionalpopolare” detto con la bocca a culo di gallina, come si dice a Roma.
    Come se nazionalpopolare volesse dire “merda”.
    Come se la pubblicità non dovesse esserlo perché rivolta agli eletti. ma a chi parliamo se non al popolo? alle persone che ci guardano, spesso senza poter scegliere se guardarci o no. E quanti commenti pieni di acredine, di livore, di frustrazione, soprattutto da creativi col book pieno di “adattamenti”…
    Me ne sono sempre fregato. Così come se n'è sempre fregato Mauro Mortaroli, il mio compagno di viaggio in tante avventure, il mio “maestro” per certi versi.
    E abbiamo fatto bene.
    Perché ci siamo divertiti. Senza prenderci mai troppo sul serio. Non stiamo salvando il mondo. Facciamo “reclame”… E il 95% degli italiani che gradiscono la pubblicità della Lavazza, per esempio stanno là a dimostrare che forse non sbagliamo poi troppo.

  2. Nik, in Italia siamo passati da Fellini ai fratelli Vanzina, da Pasolini intervistato in TV a Lele Mora, Corona e i tronisti. Ed alla maggioranza della gente piace così.
    Mi spiace, ma non c'è nulla di cui vantarsi.

  3. Anonimo c'era Fellini ma c'era pure Rita Pavone. E oggi ci sono i Vanzina ma c'è pure Garrone. Non facciamo sempre la recita del dove andremo a finire: è pessimismo spacciato per saggezza. Nostalgia frignona e cecata.

  4. Vero, Ted.
    Sei-uno-zero fa i migliori radio degli ultimi anni.
    Se lo si ascolta in podcast, come purtroppo faccio io per motivi d'orario, ci si perde un effetto tutt'altro che secondario.
    Sentendolo in fm, infatti, c'è un meraviglioso effetto involontario che ti fa sembrare false e ridicole le pubblicità reali mandate in onda in zona 610, mentre diventano plausibili quelle fake dei due simpatici cazzoni.
    Quelle radio rivelano al pubblico gli intenti degli inserzionisti.
    Alle cui aspirazioni dovremmo preferire quelle di Pasquale Dianomarina.

    P.S.: vorrei fare commentare al grande capo Estiqaatsi il fatto che l'Italia non ha preso ori a Cannes.

  5. Danilo, è una questione su cosa si vuole puntare.
    Spesso il successo dipende nell'accontentare con immani minchiate un pubblico di “poco attenti” che per leggi finanziarie riproduttive sono ovunque la maggioranza. Può essere una scelta vincente (un certo Silvio ci campa da anni) ma di sicuro non è la scelta con più qualità.

    Infatti nessuno che fa ste robe dirà: ho fatto un capolavoro, ma frasi del tipo “alla gente piace” un po' come quando si valuta la mera bellezza fisica con un “simpatico”.

    In sto lavoro in italia poi è impossibile non fare cose nazionalpopolari di una tristezza infinita, però una cosa sì, può capitare: non vantarsene.

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