C’è stato un tempo in cui anche Apple era un po’ PC.

Può essere uno shock vedere come Apple un tempo non fosse affatto minimalista. Siamo nel pieno degli anni ’80, chissà in quale periodo dell’azienda, chissà Steve Jobs dov’era, e chissà se Zuckerberg era nato. Chissà se avrei mai comprato un prodotto Apple dopo aver visto questo filmato. (thanks Andrea)

Elvis has left the building.

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11 comments

  1. Credo manchi solo la ragazza con gli scaldamuscoli che fa aerobica contro il vetro del suo 57esimo piano e sorridente osserva bilanci e rendiconti con la coda dell'occhio…

    …peccato.

  2. Sicuramente era il video per una convention, data anche la lunghezza. E' anche sicuramente posteriore al 1984, perché si vede un Macintosh 128 o 512 (i primissimi modelli). A naso, visti i diversi modelli presentati, forse era un video riassuntivo della storia Apple in epoca di pre-lancio o subito dopo il lancio del Macintosh (fino al 1985/86 il Mac conviveva con l'Apple II in distribuzione commerciale).

  3. Credo che Gianni abbia proprio ragione.
    Impossibile stabilire se il Macintosh sia il primo, un 128, o un 512, perché esteticamente identici.
    Un buon archeologo daterebbe quindi il video in una data posteriore al 22 gennaio 1984, il giorno di superbowl con l'on air di quello spot di Scott che non ha cambiato solo la storia digitale, ma anche quella pubblicitaria.
    Insomma, la mela che tanto amiamo già volava altissimo in adv e questo video è la testimonianza di come una cultura di comunicaione avanzata fatichi ad affermarsi anche all'interno della stessa azienda che l'ha concepita.

  4. c'è stato un tempo in cui apple non è stata abbastanza pc.
    altrimenti non avrebbe perso la leadership del mercato statunitense, a favore di ibm che era solo un follower europeo.
    non dimentichiamo che all'epoca il marcato dei computer era formato per il 90% da imprese. dovevano vendere macchine per lavorare, non universi aspirazionali per creativi/alternativi.
    e qui secondo me torniamo su un problema molto attuale in italia.
    lancio una provocazione: questo spot è meglio di “think different”.
    perché una campagna si valutata in base a quanto sia funzionale per la vendita del prodotto, una campagna è sia idea creativa che strategia, non una comunicazione fine a se stessa.
    quella si chiama arte.
    fallisci un obiettivo, fai di necessità virtù e ottieni “think different” con una quota del 15%.
    fiuti il business, mungi la tua mucca e ottieni la sfigata comunicazione ibm con una quota del 70%.
    no ted, se le cose fossero andate diversamente apple non sarebbe il tuo marchio preferito.
    probabilmente sarebbe ibm.

  5. Anonimo sono molto in disaccordo con te.

    Specie nella frase: “una campagna si valutata in base a quanto sia funzionale per la vendita del prodotto”: visione molto parziale del nostro lavoro.
    Ti riporto quanto diceva Bernbach: “Good advertising builds sales. Great advertising builds factories”. Che è esattamente quanto ha fatto Apple in questi ultimi anni.

    E se vai a vedere tutte le classifiche del valore economico dei brand, noterai come Apple
    (quasi sempre tra i primi dieci marchi mondiali) cresce dieci volte tanto IBM, che in ogni caso (chi lo nega) è al secondo posto quasi in tutte le classifiche.

    Quindi insomma non definirei tanto fallimentare la storia della mia amata mela…né tantomeno mi preoccuperei per il suo futuro.

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