Imported from Detroit.

Mentre in Italia si discute (o meglio, i pubblicitari discutono) di pubblicità uscite una volta soltanto per vincere premi, in USA si discute moltissimo dell’esatto contrario: pubblicità uscite durante il Superbowl, quindi più vere delle vere perché costosissime e viste da tutti centinaia di migliaia di volte, anche grazie al web. Questa, di 3 minuti, è un’operazione che Chrysler ha affidato a Eminem. Un rilancio non tanto della Chrysler, ma di tutta Detroit, la MotorTown, città grigia e industriale, famosa solo per le auto e una leggendaria casa discografica. Ed è così che nasce “Imported from Detroit”, un claim meravigliosamente orgoglioso, che arriva dritto al cuore degli americani, o almeno di quelli che ce l’hanno. La stessa cosa, più o meno, dovrebbe aver provato a fare FIAT con un patetico (non sia visto come un insulto, ma proprio come l’aggettivo più pertinente) spot di qualche anno fa, che onestamente non ho nemmeno voglia di cercare su Youtube: era la bruttissima copia di Apple Think Different, se ve lo ricordate. Non giudico il film di Chrysler, che personalmente mi piace molto: dico solo che quando anche noi saremo di nuovo in grado di pensare e produrre spot corporate (cioè istituzionali) di questo impatto generale, la pubblicità tornerà a far parlare di sé, e noi risolveremo un bel po’ di problemi. Quasi automaticamente.

Elvis has left the building.

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23 comments

  1. D'accordissimo con te Ted. Questo spot e' superbo!!! Spero la Fiat importi questo modo di comunicare in Italia!
    E se posso permettermi a me piace piu' questo che lo spot VW con il piccolo Darth Vader.

    Ciao

  2. La strategia e' la stessa usata da Fiat in questi anni ben prima del think different marchionnico. La musica e' lo stesso ingrediente usato da Torino da Vasco in giù' per anni. Anche il cliente, Olivier Francois oggi alla Chrisler , e' lo stesso che ha lavorato come responsabile su alcuni brand Fiat. Eppure…

  3. Credo che anche le agenzie si dovrebbero rimettere in discussione. Wieden + kennedy è riuscita a fare ciò che nessuna agenzia Italiana è riuscita a fare con lo stesso cliente. Quello che gestisce il marchio Lancia (con orrenda pubblicità). Se le agenzie investissero come lo fa la Wieden in talenti, in formazione, in aggiornamenti professionali, forse potremo diventare dei consulenti seri per i nostri clienti. Certo, la Wieden non lavora con il 2% di fee sul media….

  4. Come fa l'Italia ad essere un piccolo mercato??? E la Svezia allora??? Li si producono le idee piu' innovative che ci sono in giro. Non credo sia una questione di grandezza di mercato ma di volonta' di innovare sia da parte dei clienti che delle agenzie.
    Noi italiani guardiamo sempre all'Inghilterra, agli USA o al Brasile e molto spesso ci dimentichiamo di altre nazioni piu vicine come Svezia o Germania.
    Non e' un caso che l'unica agenzia europea acquistata dalla CP+B e' svedese!
    O campagne come thePuma HardChorus della Droga5 sono state fatte guarda caso da 2 creativi svedesi!!
    Ad Amburgo, dove lavoro, arrivano sempre piu creativi brasiliani e ora anche gli americani si stanno spostando qui!!!
    Non e' forse il caso di girare lo sguardo e sognare piu' l'Europa e meno l'America?

  5. Scusate adesso mi sembra troppo facile scaricare la merda sui creativi italiani che lavorano su Fiat. Lavorare su Fiat in Italia è molto difficile e complesso e chi lavora ogni giorno su questo cliente deve pagare lo strapotere dei manager.
    Il problema è un differente atteggiamento, una differente relazione tra cliente e agenzia. Prendiamo il caso di Olivier Francois, in Italia è il padrone assoluto e incide sulla creatività in modo arrogante e fuori dalle regole. In america siamo sicuri che abbia lo stesso attegiamento? Non credo assolutamente.
    Poi ragazzi parliamo della Widen + Kennedy America, ovvero una tra le migliori agenzie del mondo con ben altro potere rispetto alle agenzie italiane.
    Il film manifesto Fiat ad esempio ha un testo scritto personalmente da Marchionne ed è stato imposto a tutte le agenzie in gara.
    Non è un problema di agenzie e o di creativi e lo dimostra il fatto che le agenzie di riferimento del gruppo Fiat, Leo Burnett, Armando Testa e fino a poco tempo fa STV producono chi più chi meno lo stesso livello creativo.
    Cosa può fare un agenzia di fronte allo strapotere dei clienti?
    Ted tu lo sai benissimo che ad esempio adesso in DDB con Perosino e De Meo sarà tutta un'altra musica.
    Poi per carità anche noi creativi Italiani dobbiamo fare un bagno di umiltà, vedere questi spot e farci un esame di coscienza.
    Ma ripeto, noi in Italia paghiamo la scarso potere nei confronti del cliente.

  6. Dici bene. Ma infatti nel mio post ho scrito che la FIAT ha fatto quello spot, non l'agenzia. Si sapeva che era dettato da Marchionne.
    Le agenzie davanti alla prepotenza o l'ignoranza dei clienti possono ben poco.
    In altri casi, altre occasioni, altri clienti, non ci provano nemmeno. E questo è delittuoso.

  7. Assolutamente. Cmq l'importante è provarci sempre e ti posso assicurare che chi lavora su Fiat sputa sangue e lo fa ogni giorno nonostante la prepotenza, l'ignoranza e de tempi di lavoro allucinanti. Basti pensare che per quasi tutte le gare Fiat le agenzie producono almeno una trentina di spot alcuni anche di ottimo livello. E questo non in un mese, ma in dieci/quindici giorni. Purtroppo quello che va in onda è sempre il solito compromesso.
    Ma a noi cmq piace combattere contro i mulini a vento 🙂
    Buona giornata Ted!

  8. in effetti anche questo spot poteva avere il claim “la chrysler appartiene a tutti noi”. per fortuna, o probabilmente per maggior professionalità, hanno deciso di chiudere il tutto con un claim che fa “sentire intelligente” l'utente: una tecnica di comunicazione importata dall'america from italy (io, personalmente, l'avevo studiata analizzando i comizi del duce e di bettino craxi. due esempi che non saranno il massimo dell'etica, ma dell'efficacia sì!).
    purtroppo qui in italia ci siamo dimenticati completamente della nostra audacia e delle nostre risorse: abbiamo perso completamente la capacità di provarci e reinventarci, preferendo l'ispirazione all'innovazione.

    è avvilente che dopo aver italianizzato il mondo abbiamo deciso di americanizzarci.

  9. da Ad Age
    “Is Olivier Francois the Alexis De Toqueville of American car manufacturing?”

    Chiunque abbia lavorato su Fiat farà fatica a digerire questo confronto.

    è lo stesso Olivier Francois che in Italia sceglie i testimonial, sceglie (se non compone) le musiche, fa lavorare i suoi amici. Insomma l'Olivier che fa art / copy, tutto da solo.

    La domanda è:
    perchè lo fa in Italia e non gli USA?

  10. Io penso solo che mi sono rotto di tutta questa esterofilia.

    Si sta diffondendo questo pensiero comune, soprattutto nelle agenzie, per cui più critichi l'italianità e più sei figo.

    Sembra quasi che all'estero siano tutti perfetti. Tutti fanno le robe belle. Tutti sanno vivere meglio di noi.

    Ma andatevene in America, dico io.

  11. IO forse sono fuori dal coro, ma a me questo spot non piace e diciamoci la verita' conosciamo il background che c'e' dietro e cioe' che e' uno spot creato esclusivamente per il super bowl quindi… E' il classico spot americano che all'apparenza sembra costruito er toccare i cuori delle persone e mi ricorda tanto i classici film americani dove una volta sconfitto il nemico di turno tutti nei vari quartier generali della cia dell'fbi si abbracciano soddisfatti. U.S. ONE NATION ONE WORLD!!
    Bocciato!!

  12. “con la trasparenza del prezzo Vero Fiat”…ecco io, a chi ha partorito una frase cosi, gli farei lucidare gli anabaglianti di quel popò di macchinone.

  13. I got a question for you. What does this city know about luxury? What does a town that’s been to hell and back know about the finer things in life? I’ll tell you, more than most! You see, its the hottest fires that make the hardest steel, add hard work and conviction. And the know how that runs generations deep in every last one of us. That’s who we are. That’s our story. Now it’s probably not the one you’ve been reading in the papers. The one being written by folks who have never even been here. and don’t know what we’re capable of. Because when it comes to luxury, it’s as much about where it’s from as who it’s for. Now we’re from America – but this isn’t New York City. Or the Windy City. Or Sin City. And we’re certainly no one’s Emerald City
    THIS IS MOTOR CITY. AND THIS IS WHAT WE DO.

  14. Io sinceramente non sono d'accordo. La prima cosa che ho pensato vedendo questo spot è stata “Caspita, un'altra marchionnata”.

    Fa scena perchè l'inglese suona sempre più figo di qualsiasi altra lingua e perchè c'è Eminem e non Fabri Fibra. Ma per il resto mi sembra un banale e retorico spot alla Fiat.
    Imported from Turin, altrochè.

  15. qualcuno ha visto il documentario “Requiem for Detroit” di Julien Temple?
    Ve ne consiglio la visione perchè poi, invece di discutere su questo spot , vi farete una amara risata.
    saluti

  16. In realtà Olivier ha applicato il suo metodo anche in America.
    CI tiene a far sapere a chiunque che lo spot è stato girato da Lui, che Eminem l'ha portato a costo zero Lui in quanto suo amico, e che sempre Lui ha parlato con la NFL per far spostare la partita di qualche secondo per dare più spazio allo slot pubblicitario.
    La WK ha scritto un bel testo, questo sì, ma è Lui che ha saputo dirigere lo speaker. Uno speaker scelto da Lui.
    Insomma, niente di nuovo per chi lavora con il delfino dell'eroe dei due mondi.

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