Il peso dell’ADCI, di Vigor e delle campagne rilevanti.

Ecco qui le uniche cose che so a proposito dell’ADCI: il presidente dell’Art Directors Club Italiano deve essere un creativo. Rispettato, rompicoglioni, autorevole. Bravo a fare il politico e bravo a fare il creativo. Con un sacco di tempo a disposizione, quindi probabilmente anche ricco. Vigorelli andrebbe quasi bene, per dire. L’ADCI non è il sindacato dei creativi, e non potrà mai esserlo. L’ADCI per risollevarsi ha bisogno del suo annual molto più di quanto l’annual abbia bisogno dell’ADCI (in fondo se ne potrebbe creare uno altrettanto autorevole, e indipendente, in un attimo). E’ la sua vetrina. L’annual deve abbandonare la carta e passare sul web, modello Adsoftheworld. Solo così diventerebbe vivo, letto probabilmente da clienti, creativi, stampa, gente di passaggio. Solo così non sfonderebbe inutilmente la mia libreria. Tra l’altro ciò che è molto visto/visitato – mi dissero – fa guadagnare molti più soldi di ciò che raccoglie polvere. Inoltre: il problema dell’annual non sono le campagne finte o vere, ma le campagne rilevanti. Iniziamo a premiare le campagne che siano in qualche modo rilevanti, anche fosse solo per la loro straordinaria bellezza. Rilevante è ciò che ha avuto senso fare, che è stato notato, che si è distinto. Fake-non fake è una distinzione obsoleta e infatti noiosissima. Quello che dice Vigor nell’intervista qui riportata è giusto assai: purtroppo non è più l’annual delle cose che sappiamo fare, ma di quelle che potremmo fare. Se l’annual fosse interamente online, le campagne irrilevanti passerebbero via come acqua fresca, con la velocità distaccata e superba che solo il web sa regalare. Ultima cosa che so è che non mi candido a fare il presidente, e nemmeno il mio amico Luca Albanese. Non ne abbiamo il tempo, e non sarebbe serio. (Per quanto mi riguarda non ne sarei nemmeno capace). Ma questo lo sapevamo. Lo dico solo perché la voce girava, e anzi ringraziamo chi la aveva accolta con favore.
Fine del post pesante.

Elvis has left the building.

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19 comments

  1. l'ADCI sul web decreterebbe la fine dei penosi creativi italiani.

    Nascondiamoci dietro la stampa di Lupetti, che è meglio. All'estero continueranno a pensare a italiano creativo=Bruno Munari.

  2. Mi sfugge un po' il concetto di rilevanza. Sì se si avvicina a quello di 'case history' di Barbella, una campagna che ha una storia, ha lasciato traccia nella società civile, e ha portato con sè anche il brand. No se ha solo vinto i premi, fatto parlare i creativi, magari senza effetto sul prodotto.
    Per il resto d'accordo su tutto e stima.

  3. Ciao Oldschool, per me sì, è qualcosa del genere.

    Credo che i creativi stessi si siano un po' stancati di sfornare campagne (specie quelle stampa) senza committente. Non è più divertente, e non è quasi più utile alla carriera personale. Rispetto a qualche anno fa si sono (ci siamo) tutti molto annoiati con queste cose. Ciò non vuol dire che sia vietato produrle, crederci, iscriverle ai premi. Ma – a meno che non vinci Cannes, o a meno che l'idea non sia straordinaria – dov'è il gusto?
    Mi diverto cento volte di più con un'operazione web, con un radio, con un'idea tipo Auditorium (per citare l'esempio più bello).
    Ci sono campagne (prendo solo come esempio quella di ENI con i muppets) che possono piacere anche molto poco, ma che sono rilevanti. Perché segnano un confine tra quello che è giusto che un'agenzia proponga e diffonda, e ciò che invece sono in grado di fare tutti. E ti spiegano perché è giusto pagare un'agenzia.
    Diesel Be Stupid per molti non era una grande idea. Ma accidenti quanto era rilevante!
    Mi rendo conto di avere messo insieme tre esempi
    assurdi, ma era per rendere l'idea.
    Se ne potrebbe parlare a lungo, ma come sempre manca il tempo…

  4. inutile dirti che sono pienamente d'accordo con te(d).

    però c'è anche da dire che alcuni lavori sono risultati rilevanti pur non mettendo in luce nessuna velleità creativa/professionale del settore.

    cerco anch'io tre esempi assurdi per rendere l'idea (anche se il mio compito è più facile data la disponibilità): rio casamia, la case “bestie golose” di elah e la new entry “manuela arcuri per il labirinto femminile”.

    sono tre casi che (credo) pochi creativi sarebbero orgogliosi di annoverare nel proprio porfolio, ma che hanno avuto la loro indiscutibile rilevanza.

    è indubbio che possano ben rappresentare l'italia, ma non credo riescano a darci credibilità all'estero.

  5. 'segnano un confine tra quello che è giusto che un'agenzia proponga e diffonda, e ciò che invece sono in grado di fare tutti'. Voilà.

  6. L'ADCI da che me ne ricordo io (1997) ha sempre avuto problemi di vario genere. Si potrebbe dire che non e mai decollato sia come associazione che come annual. Ogni anno si parla di crisi.

    A questo punto credo che noi creativi italiani non abbiamo bisogno dell'ADCI, dunque e' giusto che sia una persona come Guastini (sul quale non dico nulla, basta guardare la sua biografia di agenzie fallite come la dorland) che dia all'ADCI il fatale, ultimo, terribile colpo di grazia.

    Dopo, possono succedere due cose: o l'ADCI chiude definitivamente, oppure un ultimo grande slancio da parte di un grande presidente potra' risollevarlo dalla merda dove in quel momento si trovera'.

    Io faccio il tifo affinche' muoia l'ADCI.

    E non sono un frustrato mai premiato, non sono pochi i premi che ho vinto compresi i metalli pesanti…

  7. Ted, sono d'accordo con te. Credo che l'ADCI abbia bisogno di un rappresentante illustre, che riapra le relazioni con le aziende, la politica e la società, con un profilo internazionale, con tempo a disposizione e soprattutto voglia di rilanciare il club… bisognerebbe trovare un allenatore sopra le parti, le righe, sopra tutti, uno bello alto… uno tipo il Dott. Riccardo Lorenzini.

  8. Ciao, non voglio alimentare inutili e stupidi flame in un blog intelligente.
    Scrivo solo per precisare che nessuna agenzia in cui ho lavorato è mai fallita, né ci è andata vicina (per ora).
    Sono rientrato in Dorland nel '99, quando era in ginocchio e abbastanza prossima alla chiusura. Con il contributo di altri colleghi, l'ho rimessa in piedi. L'ho lasciata nel 2005. E' fallita nel 2010.
    Attribuirmi colpe o responsabilità, di qualsivoglia natura, è una forzatura irragionevole. Forse addirittura un'infame forma di vigliaccheria. Sino a prova contraria. Egregio anonimo, è evidente nel tuo caso che i metalli preziosi a cui alludi, non bastano a nobilitare la pasta (eufemismo) di cui sei fatto. Ma se vuoi smentirmi e dimostrare il contrario, torna aggiungendo un nome e un cognome, e chiunque tu sia, la tua fedina penale non sarà più la stessa. Oppure taci per sempre.
    Sono consapevole di tradire, con questo intervento, il mio mantra personale “don't feed the troll” e mi scuso con Ted per non essere riuscito a trattenermi.
    massimo guastini

  9. (Visto da fuori)
    Tentate e modificate le regole Ted.

    Se il club deve morire, e forse è giunta l'ora, che muoia ma che almeno sia per mano vostra o per quella di chi abbia veramente il coraggio di fare l'unica cosa sensata per cambiare uno stato delle cose che è, a dir poco, divenuto imbarazzante.

    L'Annual dovrebbe essere rilevante per ciò che rappresenta, non quello che ne è pubblicato all'interno.

    E poi, Pasqua è vicina!_f

  10. Ma io dico, santiddio, cosa puo' essere votato un aspirante presidente adci che proponga l'entrata nel club degli account.

    E poi, quanti premi hai vinto Guastini?

  11. Ehy, ho controllato sul motore di ricerca adci e Guastini ha solo 2 shortlist.

    TROPPO POCO PER PROPORSI COME PRESIDENTE.

    TROPPO POCO PER AMBIRE AD UNA CARICA CHE CI RAPPRESENTA TUTTI.

    TROPPO POCO PENSANDO CHE QUESTO CLUB E' STATO FONDATO DA GENTE COME EMANUELE PIRELLA.

    TROPPO POCO.

  12. Mi chiedevo chi, tra i migliori creativi italiani possa guidare l'ADCI. Nella mia ingenuità, nonostante la mia mezza età, mi verrebbe da proporre indiscussi nomi di alto profilo. Di tutti però, mi chiedo, quanto abbiano le risorse, il potere per dare il giusto riconoscimento all'ADCI. Un po' per loro stessa ammissione, un po' perché così va il mercato, la risposta è: nessuno. Allora mi son chiesto, nelle agenzia, chi tira le leve. Ho il nome per un presidente. Anzi un paio, ma potrebbero essere di più. E i nomi che seguono, finalmente potrebbero sentirsi finalmente, non solo ricchi in tasca, ma anche fieri. Butto qui: Costa, Fronzoni, Belli, Lorenzini.E chi più ne ha ne cali (le mutande).
    Ma pure Toscani 😉

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