La prova che Cannes è una lotteria, in poche righe piene di vocali.


Come può accadere che una campagna nel 2009 a Cannes non entri nemmeno in shortlist, e l’anno successivo vinca il Grand Prix (e venga poi squalificata)? E’ una bella domanda, e non lo dico perché l’ho posta io. Accade infatti che il GP della stampa venga dato a questa campagna per lo Scarabeo della Ogilvy Mexico. Ma il sito AdWeek scopre che la campagna è presente in molti blog già nel 2008: e quindi, andando a spulciare, si vede che era stata già iscritta al Festival lo scorso anno, cosa vietata dal rigido regolamento del festival dei fake. Quindi il Grand Prix viene revocato, e lo vince una campagna con Marylin Manson e altri figuri della BBDO Brazil. A parte farci disquisire se sia giusta o meno questa severità, la storiella ci insegna quanto Cannes sia una lotteria: un anno la tua campagna può non entrare, ma con una giuria diversa può essere un Grand Prix. Roba da togliere il sonno a molti creativi. E la reputazione a molti festival.
(L’Italia come già raccontato vince un argento con le Rear view Cameras di DDB e un bronzo con Museo del Fumetto di JWT.)

Elvis has left the building.

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9 comments

  1. Cannes sta facendo di tutto per darsi la zappa sui piedi. Miliardi di sottocategorie (come è possibile vincere 10 leoni con un, seppur bello e meritevole, unico lavoro)? Che caspita di differenza c'è tra un promo lions e un PR lions quando gli ori e il gran prix sono gli stessi? L'unico senso è duplicare, triplicare ogni anno le iscrizioni (non i lavori iscritti),mettere in piedi una baracconata milionaria per far respirare aria di ricchezza un po' a tutti.
    Complimenti a voi per il leone d'argento, che però io considero UNO e non TRE dato che basta iscrivere i soggetti come campagne per triplicare i leoni. (manco gesù). Peccato non l'abbia fatto anche diesel così magari si ritrovava con 26 gran prix visto tutti i soggetti che han fatto.

    Queste cose solo a Cannes. Ormai esistono solo due premi con un senso: One Show e D&Ad, tutto il resto è circo.

    PS: giusto per evitare i difensori della patria che incitano all'invidia: questa è una critica a Cannes non ai lavori italiani premiati che reputo molto belli e meritevoli,ma in altri concorsi avrebbero vinto 1 premio o due, non 46 (ovviamente discorso allargato a tutti anche agli stranieri).

  2. Io concordo con quanto scrive l'Anonimo notturno, perlomeno su questo:
    Cannes sta esagerando con il moltiplicare le categorie e sotto-categorie. Cercando di regalare qualcosa un po' a tutti, finirà per perdere autorevolezza.
    Ricordo sempre (anche se oggi sembra incredibile) che per buona parte degli anni 90 Cannes non aveva la stampa, né i poster, né la radio (introdotta 6 anni fa), non aveva il Direct, le PR, ovviamente il web né tantomeno il Titanium. Oggi se Dio vuole ha introdotto nuove categorie, ma la sensazione è che l'ingordigia e la sete di iscrizioni abbiano preso il sopravvento.
    Anche l'episodio descritto in questo post a mio parere è abbastanza ridicolo. E' un festival durissmo su certe cose, ma troppo flessibile su altre.

    Sul “calcolo” dei leoni, è altrettanto giusto quanto dici. Una campagna multisoggetto vale un leone, non tre. Non so se questo “effetto moltiplicatore” sia una trovata della stampa di settore italiana o sia qualcosa in auge anche fuori. In ogni caso per me è come dici tu. Quindi grazie, una volta.

  3. il festival di cannes è la rassegna che più si merita uno spazio in questo blog. perché, proprio per tutto ciò che avete detto in questo post e relativi commenti, non c'è evento più disbanded per norme ed eccezioni.

    a volte mi sembra di assistere a uno di quei giochi che si facevano da bambini e ci si inventava le regole “strada facendo”. ma in fondo, cos'è il pubblicitario se non un lavoro per bimbi grandi?

    per quanto riguarda la premiazione delle campagne, sono pienamente d'accordo a metà. nel senso che si dovrebbe scindere tra uno stesso soggetto ripetuto più volte (ad esempio, gli annunci dei bambini ubriachi del post precedente) o diversi soggetti con uno stesso concetto portante (come la campagna del museo del fumetto o quella di ford per i suoi “trucks” della JWT argentina).

    per i fake, cito un dc che stimo molto: “sì, possono anche essere premiati, ma si devono anche saper fare”.

    in ogni caso ted, oltre a farti i complimenti per IL tuo argento, devo farti un'obiezione: elvis has never left the building…

    http://www.canneslions.com/work/outdoor/entry.cfm?entryid=16300&award=3

  4. È normale che i giudizi di qualità siano arbitrari e che, a livello di singoli lavori, giurie diverse possano dare giudizi diversi. Stupirsi per il fatto che esiste una componente di fortuna nella vittoria di questo o quel premio mi sembra un'ingenuità.
    La fortuna conta anche nello sport, dove se sei il fuoriclasse della categoria (come Usain Bolt) puoi vincere a man bassa tutte le gare. Ma se i fuoriclasse in gara sono due (come Bartali e Coppi), ecco che le vittorie diventano anche una questione di fortuna, gioco di squadra, quanto sei in forma tu o l'avversario, eccetera.

  5. Siamo nell'era dell'integrazione, per questo è possibile che lo stesso lavoro riesca a eccellere in diverse categorie. Non lo trovo uno scandalo, ma solo il naturale segno dei tempi. Le campagne Livestrong e Gatorade lo dimostrano. Poi sappiamo tutti quanto siano più prestigiosi dal punto di vista creativo il D&AD, il Clio e il Oneshow rispetto a Cannes. E quanto conti la fortuna.

  6. Ma sei il primo caso di autocensura?
    prima metti i commenti e poi li togli?
    qualche lecca culo ha protestato evidentemente.

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