The Hacienda. E io pago.

Peter Hook, bassista dei New Order, scrive questa interessante memoria su uno dei locali più fortunati (come fama) e sfortunati (come ricavi e profitti) della storia dei club di tutto il mondo: The Hacienda di Manchester o “Madchester” o “Gunchester”, come la città è stata via via conosciuta attraverso le sue epoche Disbanded. All’apice del loro successo i New Order decisero che era giunto il momento di regalare alla loro città un locale che fosse la risposta ai newyorkesi The Loft o Paradise Garage, posti in cui non solo si suonava musica, ma si sperimentava e si piantavano semi di ogni genere. The Hacienda assolse subito a questo impegnativo compito, ma tutti i calcoli e i business plan si dimostrarono presto totalmente sballati: le più elementari nozioni di economia, così come la conoscenza delle leggi fiscali, vennero disattese una dopo l’altra, e in un attimo i debiti si gonfiarono come una torta nel forno, arrivando a toccare i 3 milioni di sterline all’anno. Nonostante il locale fosse il centro mondiale della scena acid-house, il buco nero finanziario finì per assorbire tutti i ricavi della band: in pratica tutto ciò che i New Order guadagnavano finiva dentro The Hacienda. Così, passando da un disastro all’altro, affari di droga e fuochi di violenza, l’Hacienda continuò a restare aperta, invece di chiudere come ha fatto il bar Euclide l’anno scorso qui a Roma (scena cool dei supplì). Poi, giusto qualche anno fa, il locale è stato distrutto e trasformato in appartamenti. Sempre con lo stesso nome, visto che ha portato bene. Non escludo che l’affitto lo paghino sempre i New Order.

Elvis has left the building.

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