Come se avessero tolto l’obelisco.

Oggi è l’ultimo giorno della Saatchi&Saatchi a Piazza del Popolo, e questo è un post di auguri per la quarta vita della mia ex-agenzia (dando per scontato che in un’agenzia le sedi rappresentino le vite, cosa che io credo). Solo chi ha vissuto a Roma può sapere cosa abbia significato quell’ufficio, non solo per chi fa questa professione, ma anche in fondo per tutta la città degli altri mestieri. Era, ed è ancora, la più grande agenzia di Roma, e quei corridoi vennero calpestati un po’ da chiunque, illustrissimi o ciarlatani, celebrità o sconosciuti figuri, politici e imprenditori. Ci sono passati tutti, anche i cani di Marina Ripa. Ma il segreto del suo successo nelle vite 1, 2 e 3, fu essenzialmente uno: il fattore H, il tessuto umano. Negli anni di vita 1, 2 e 3, la gente avrebbe lavorato lì anche a metà prezzo – in effetti questo succede anche oggi ovunque, ma per ragioni diverse – perché era felice di andarci la mattina. Erano ovviamente altri tempi, c’erano altri denari, altri sogni, altri proprietari (vive la difference!) e altri capitani. In un ambiente del genere era chiaro che fiorissero le idee: succede sempre così quando lavori divertendoti. E fu essenzialmente per questo che la Saatchi Roma divenne per molti anni l’agenzia più creativa in Italia, insolitamente trainando anche la sede di Milano nella sua bella corsa, distinguendosi come un caso mondiale tra tutte le Saatchi. Quel posto guidato dal folletto dagli occhi furbi e dal carisma incredibile, che dalle sue tre finestre così centrali poteva mettere ogni giorno il punto alla frase Tutte le strade portano a Roma. Oggi la corsa continua nella vita #4, a via Nazionale, a ranghi un po’ ridotti ma ricordandosi (questo è il mio augurio) di infilare in uno scatolone lo stile che le regalò Paolo Ettorre, l’uomo delle vite 1, 2 e 3.

Elvis has left Piazza del Popolo.

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21 comments

  1. “…che dalle sue tre finestre così centrali poteva mettere ogni giorno il punto alla frase Tutte le strade portano a Roma”.

    Che bella.

    f.

  2. Il caro vecchio Paolo. Certe persone non le fanno più….
    Grazie ted, è bellissimo e mi sono commossa un pò.

  3. Mio caro la Saatchi non è più quella di una volta e molto probabilmente non lo sarà mai più. E tu lo sai benissimo.
    Non è più l’agenzia che mi incuteva un po’ di timore reverenziale ogni volta che ci passavo vicino e pensavo che non avrei mai avuto l’onore di lavorarci.È un’agenzia che ha mandato via a calci nel culo quello che tu chiami fattore “H” come Human, per sostituirlo con un altro fattore “H”, come Hate.

  4. Solo per oggi, grazie al tuo articolo, la Saatchi & Saatchi ritorna un po' come l'hai descritta. Un bel pezzotto di carnazza simpatica, scaltra, furba e piena di idee. Le auguro anch'io di tornare piu' umana e bella che pria. Bravo! Grazie.

  5. purtroppo non l’ho vissuta manco da spettatore, ma sai benissimo che è stata il mio punto di riferimento e di slancio per cominciare ‘sto mestiere.

    purtroppo hai ragione: non è più lo stesso, è cambiato tutto. fattore H compreso.

    purtroppo…

  6. Solo per il fatto che hai scritto questo post, vale la pena continuare a lavorarci e a crederci, perché è evidente che quello spirito vive ancora al di là di ogni sede fisica. Chi lo ha anche solo lontamente intuito, non può ignorarlo.

  7. Se solo i “capitani e scafisti” di questo posto capissero le parole che hai scritto Ted: più umiltà, meno frustini e borchie, più leggerezza.
    Più roma, meno milano.
    In fondo la S&S milano cos'era?
    Andati via Battaglia e gli ultimi bravi creativi, è sempre stato un posto senza alcun perchè. La S&S per me è sempre stata roma. Mi sa che i nuovi capi non se ne sono accorti o se ne sono accorti un pò tardi….

  8. Lo sanno ma lo spirito di rivalsa è forte, ma non darei S&S roma per morta, lo spirito c'è ancora, magari un pò assopito, basterebbe sperare nell'arrivo di un altro folletto capace di crederci ancora.

  9. bhe ragazzi… grazie!
    vi assicuro che mi è sempre più dura tenere duro.

    i vostri commenti al mio post (se ho capito male, lasciatemi col beneficio del dubbio) mi anno fatto ricordare un po’ di più il mio mestiere e un po’ di meno le condizioni in cui lo metto in pratica.

    10x.

  10. Caro Ted,
    mi hai ricordato un sogno vecchio di 10 anni, una passeggiata notturna al centro prima di partire per un’altra città per un’altra agenzia, una sigaretta fumata sulle panchine di Piazza del Popolo immaginandomi al di là di quella porta dov’era scritto “dove finisce il parquet inizia la vera Saatchi”. Per la Saatchi non ho mai lavorato, ma ci ho lavorato lo stesso, ispirato ogni giorno da quello che vedevo uscire da lì.
    Non mi firmo
    un abbraccio a chi e da chi ci crede sempre

  11. Ciao Ted, grazie di questo post, con un po’ di lacrimina. Ce ne andiamo felici di ciò che è stato, e sperando in quel che sarà. UN abbraccio. Raphael

  12. credo che quei palloni che volavano via dalle finestre del grande folletto per entrare in quelle della ex bandiera rossa abbiano portato con loro lo spirito meraviglioso della S&S. l'ho sentito, l'ho toccato, l'ho visto negli occhi di quelli che sono rimasti.

  13. oddio Ted, che m’hai fatto ricordare!
    L’immagine di quei due simpatici cagnolini che s’accoppiavano furiosamente sotto il tavolo della sala riunioni (trasparente) l’avevo quasi rimossa.

    Però oggi, più che ai ricordi d’altre vite, idealmente mi vorrei unire, oltre che ai tuoi auguri, a quei palloncini che giorni fa sono stati fatti volar via, liberi e lievi, nel bel cielo di Roma_f

  14. Grazie Teddy per quello che scrivi. Scritte da una persona come te, che ha vissuto insieme a noi lo spirito Saatchi, queste parole hanno ancora più significato.

    Tu che ci conosci sai che porteremo a via Nazionale lo stesso spirito di sempre anche se in un’altra casa.

    Ci auguriamo che il barista di Castroni sia simpatico come Marcello di Canova.

  15. Non riuscivo a postare i commenti ma ora si è sbloccato:

    Purtroppo io non credo che lo spirito di un tempo verrà travasato nella nuova sede: semplicemente perché i capitani di oggi non sono quelli di ieri.
    E purtroppo non hanno la pasta che avevano i vecchi e che avevate voi solo poco tempo fa.
    C’è poco da fare.

  16. Leggo solo ora questo post, e provo un impulso irrefrenabile di togliermi il cappello davanti a ciò che la Saatchi i Roma ha significato per la cultura creativa italiana. Il cappello non ce l’ho, ma il rispetto e la gratitudine sì: e quelli li lascio dove sono.
    marco carnevale

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