Quando rende lavorare in pubblicità a Londra (città cara, in tempi di crisi).


Queste due tabelle (la piccola è per l’ATL, la lunga è per il Web, entrambe mostrano il salario annuo), sottratte a un headhunter dall’abile Scamp, ci mostrano che nonostante la crisi fare il lavoro della pubblicità a Londra rende sempre molto bene. Ma ciò che mi ha più impressionato è: A) l’eleganza del sito degli headhunter. B) la divisione in ben 17 categorie di creativi tra ATL e Web. C) il fatto che tabelle equivalenti non le troverete su nessuna rivista di settore o simili qui da noi, perché di certe cose non si parla, mai capito perché. Per aiutarvi: 100 sterline sono oggi circa 111 euros.

Elvis has left the building.

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33 comments

  1. Il mercato della creatività pubblicitaria in Italia è circa 10 volte più piccolo di quello inglese e le agenzie, come il resto del paese, sono poco trasparenti. Ecco perché non ci sono tabelle analoghe.

  2. Ma sono lordi o netti?Comunque, anche se fossero lordi (e quindi meno di quello che sembrano), apprendo con piacere che dopo campagne importanti, responsabilità pesanti in grandi agenzie e leoni a Cannes, io, direttore creativo della piccola Italia guadagno meno del minimo del mio corrispettivo inglese.Pazienza, è quello che compete a noi negri.

  3. ma i copywriter inglesi prendono meno degli art? nella mia agenzia io e il mio art prendiamo la stessa cifra.e poi 18.000euro circa all’anno per un junior mi sembrano cifre normali o sono io che sono fortunato?

  4. a me non sembra che gli stipendi siano così superiori ai nostri. da art junior e con contratto di apprendistato guadagno circa 13000 euro netti all’anno. considerato, anche, che il costo della vita in italia è totalmente diverso da quello in inghilterra, mi sembra che in fondo ci lamentiamo sempre un po troppo. concordo invece con il fatto che gli stipendi vanno resi pubblici, è l’unico modo per non farci prendere in giro da direttori creativi troppo furbi che ci hanno convinto che all’inizio tutti devono guadagnare veramente poco.

  5. Tante contraddizioni, e apparenti povertà e ricchezze in Italia dipendono anche dal fatto che i dipendenti sono abituati a ragionare sul netto (ma lo stipendio lordo è più che doppio), mentre i freelance e i consulenti ragionano sul lordo (e più della metà sparisce in spese e tasse, senza le tutele dei dipendenti). I confronti andrebbero sempre fatti sul lordo, valutando successivamente impatto fiscale e costo della vita.

  6. Il lordo di un dipendente non è paragonabile con quello di un freelance, perché il dipendente ha diverse voci che sono direttamente a carico del datore di lavoro.Quindi, semmai, il lordo di un “consulente” freelance (cioè di uno che può essere defenestrato in fretta e senza pecunia) andrebbe paragonato col “costo aziendale” globale di un dipendente, che è ben più alto del lordo (specie se è dirigente).

  7. mah. Credo che il problema in Italia sia la difficoltà di trovare lavoro in relazione al percorso di studi. Molti laureati, oggi, in italia, sono costretti a ripiegare su dei lavori, che, tempo, fa, erano destinati a NON laureati. Il problema è che se non si prendono misure dall’alto, la situazione peggiora sempre di più: perché il numero di laureati sul mercato è sempre più elevato.Detto questo, il settore che mi interessa, quello della comunicazione culturale, sta messo peggio degli altri, aimè. Obama ha aumentato i fondi: investire in cultura fa bene al paese ed alle industrie perché in periodi di crisi c’è bisogno di migliorare la propria immagine, la propria reputazione. E questo non deve avvenire semplicemente aumentando gli investimenti pubblicitari. Scusate la parentesi disbanded, ma oggi sono un po’ polemica, sigh!Prima o poi ce la farò a lavorare nel settore che mi piace.salutiLB

  8. In certe grandi agenzie esiste l’Executive CD, è quasi più un politico che un creativo.Ha in mano alcuni clienti, va alle riunioni internazionali, detta la linea generale, sceglie i direttori creativi sotto di lui, tanto per dirne qualcuna.

  9. E’ un po’ come gestire un blog: sceglie quali post inserire,detta la linea generale, qualche taglio qua e là, incontra i lettori, fa in modo che la macchina funzioni al meglio, per dirne una. Scherzo.Merci. LB

  10. il fatto ted è che in italia spesso gli executive si trovano anche in agenzie piccole, spesso basta che si affianchi una co-direzione e subito il DC che era li da più tempo reclama il titolo…l’italia non può essere paragonata a nessun altro paese, siamo a statuto speciale x il peggio

  11. ads, se c’è qualcosa di patetico, è il tuo commento disgusted. Ti consiglio di andarti a fare uno shampo con ads (anti disbanded sadness). LB

  12. Concordo sulla differenza lordo-netto. All’estero alla domanda quando guadagni si risponde: “40, 50.000 (esempio)”. Qui 1.300, 1.800, senza calcolare il lordo.Forse è per questo, che in Italia c’è una scarsa propensione nel pagare le tasse, visto che non si calcolano… 🙂Mr. Becks

  13. 1300 euro per un junior sono grasso che cola. sarà il periodo di guano, ma facendo colloqui in sto periodo mi sono visto offrire anche meno della metà (e non parlo di piccole agenzie).

  14. Commercialista, sul discorso del costo aziendale, hai ragione. Si tratta di un ulteriore metodo di confronto: Nel caso di Freelance-dipendente è piu’ corretto della sola valutazione del lordo.Sono d’accordo anche con Zambazoo: la maggior parte dei budget in Italia vengono assegnati in base a criteri che con la qualità creativa hanno poco a che fare.

  15. Anonimo 21.02,quelle cifre le offrivano anche 3-4 e 5 anni fa (ma anche da più tempo a sentire in giro), quando l’america non aveva il problema crisi.Il fatto che in Italia i creativi vengano pagati male – e bada bene, anche quelli con esperienza – è delineato da uno scarso investimento nella creatività.Non è richiesta.La creatività è ormai una lobby, che tenta di alzare il livello della pubblicità italiana. Si oppone ad un altro gruppo di persone, i quali non gliene può fregare di meno della qualità estetica e concettuale di un progetto, ma bensì dei risultati che questo può raggiungere, mediante bersagliamento.Diciamolo, è una leva che qui non conta.Mr. Becks

  16. Mr. BecksIl problema dell’importanza della creatività è un altro.Che influisce in minima parte sulla quantità e molto sulla qualità.Ma quando si parla di soldi si parla di numeri, quantità. I budget sono budget, qua in Italia come in qualunque parte del mondo, Burundi compreso.Il punto del perché siamo pagati poco dipende da come vengono ripartiti gli incassi e dalle regole del mercato del lavoro. Di tutto il mercato del lavoro, non solo quello pubblicitario.Il paragone tra professioni tra noi e loro lo puoi applicare anche a moltissimi altri settori. E’ una questione di paese dove molti vanno al di là della legge e sanno di farla franca. Qua da noi, all’estero no. Prova tu a pensare a un furbo che propone un co.co.pro. a un creativo con l’unico scopo di pagarlo meno. Arriva subito un ispettore e fa chiudere baracca e baracchini.Se la legge fosse rispettata non ci sarebbero certi guadagni perché non ci sarebbe sfruttamento.Quanto al discorso grandi o piccole agenzie: casomai il più delle volte è il contrario. E’ nelle piccole o medie che offrono di più e sfruttano meno (meno, non ho detto non lo fanno).Il discorso grandi agenzie può valere per farti capire che quello che dico è vero:perché i grandi gruppi internazionali adottano politiche di retribuzione completamente diverse da paese a paese? Pensi che in Inghilterra esistano le false partite iva (cioè i collaboratori con un unico cliente)?Perché addirittura le politiche retributive cambiano da città a città?I soldi del budget, casomai, sono spesi male: c’è chi guadagna troppo, più di quel che merita, per ruolo (amministrazione, ufficio personale, etc.) e chi meno: proprio chi la creatività la fa. Perché in fondo è su di noi, sul nostro lavoro, che tutto il personale di agenzia campa. Però fa specie sapere che una segretaria percepisce più di un creativo. Perché? Perché la segretaria non potrà mai figurare come partita iva o co.co.pro. etc. Non può subire questo sfruttamento.I periodi? non ho ancora capito perché fosse d’oro la decade anni 80 e in termini di stipendi sia di merda la nostra, visto che con Internet (che all’epoca non esisteva) sono aumentati il numero di clienti, budget e numero di media e di conseguenza lavori e di conseguenza fatturato. Resta una balla colossale quella della crisi, che sento dire da 10 anni o più.Quanto al resto: basta leggere “0,99 F” di Beigbeder per capire subito le differenze di stipendi tra noi e il resto del mondo.

  17. In generale la creatività in UK è considerata qualcosa di più di semplici spot. Ha superato da tempo il confine dell'intrattenimento e in qualche modo fa parte dell'intrattenimento stesso.Se qualcuno ha qualche dubbio basta guardare questo video e il dubbio svanisce.di Channel 4 – The Sunday Night Project.

  18. Tabella Italia Atl: (€/mese)Ex CD 8000 € / 22000 €CD 3500 € / 8000 €H of A 2600 € / 3500 €A sen 1500 € / 2850 €A jr 800 € / 1300 €Stagista Donna: gratis*Stagista Uomo: gratis***deve essere carina con l’Ex CD**deve essere carino con l’Ex CDOvviamente, sono state prese in considerazione agenzie multinazionali, grandi e medie di Milano e Roma.

  19. Dai i numeri, coglioncello.Vai a lavorare, che se no ti tolgono anche quei miseri 300 euri che rubi al mese.

  20. @13.21,non ho granché da obiettare, perché sono d’accordo.Anche se – personalmente – non penso sia soltanto quello il motivo. Quel che sento nell’aria, è anche una scarsa propensione all’investimento creativo, da parte di alcuni gruppi, grandi e medio-grandi.D’accordissimo, su quanto hai asserito, sulle piccole agenzie. E’ vero, sfruttano di meno. Ancor meno vieni sfruttato se fai il freelance (a parte gli accordi per le retribuzioni). Il problema sta soltanto nel cercare l’agenzia piccola e divertente.Per il magna magna generale, fa parte della nostra cultura. Quando si punta il dito contro l’Italia, con me si sfonda una porta aperta.Mr. Becks

  21. Il problema, oltre alle dimensioni del mercato, è che in Italia l’assegnazione dei budget viene stabilita in base a criteri che con la qualità creativa non hanno nulla a che fare.I creativi delle agenzie italiane sono come cuochi di un catering che ha contratti con mense aziendali e mense pubbliche, contratti assegnati in base alle relazioni, lecite e illecite, del venditore.La qualità del cibo servito diventa quindi poco rilevante, e le qualità che si cercano nello chef sono economicità di gestione e meno grane possibili.Questo è il motivo per cui cercare di proporre creatività sempre migliore (ovvero vincere premi) è una strategia non solo inutile ma anche perdente.(ho lasciato un refuso per far contento un simpatico anonimo)

  22. se escludiamo che londra costa un botto, il doppio di milano, e dimezziamo lo stipendio annuo, vediamo che i nostri “colleghi inglesi” non guadagnano poi così tanto in più rispetto a noi italiondi, ma di certo hanno un senso della MERITOCRAZIA e della QUALITA' di gran lunga superiore. nel senso che non devi dare il culo e affini per fare carriera, avere un santo, un politico o un vescovo alle spalle. e se hai le PALLE, quelle che mancano alla grande maggioranzia dei DC italiani, arrivi in alto perchè te lo meriti!

  23. Bell'accozzaglia di luoghi comuni da cerebroleso frustrato.
    Questi sì “italiondi” (chi scrive male, pensa male; cfr. Nanni Moretti).
    Complimenti, Adrian.

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