"Non sai che mi ha chiesto un mio cliente ieri."

Le perversioni dei clienti delle prostitute non hanno più limiti. Adesso addirittura c’è chi le paga per farle tenere dei cartelli in mano. Semplicissimo evento di guerrilla dell’agenzia Zig di Toronto a favore della legalizzazione dell’antico mestiere, e a favore del vincere qualche premio in più. E’ stato sufficiente pagare la normale tariffa oraria di una prostituta e scattare un paio di foto. Con soli 100 dollari canadesi (o anche meno), si è ottenuto che la notizia facesse un mezzo giro del mondo, finendo – per dire – addirittura su un blog italiano chiamato Disbanded. Trascorsa l’ora, le prostitute hanno riposto i cartelli tornando finalmente nell’illegalità.

Elvis has left the building.

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18 comments

  1. A me di vincere i premi in questo modo mi frega veramente poco. La soddisfazione è che qualcuno senta in giro un mio radio, o veda una mia campagna, e mi dica che gli è piaciuto. Questo vuol dire fare buona comunicazione. Forse è anche per questo che non capisco tutte le liti per vincere un premio all’ADCI.L’INNOMINATO

  2. Ted, fammi essere sincero. Per me sarebbe il massimo essere apprezzati dentro e fuori. Ingenuamente, però, non capisco perché i creativi si lancino le sedie addosso per un premio. Da non ingenuo, una risposta la trovo: per stare in pubblicità, oltre ad essere bravo, devi lavorare molto con la tua immagine, darti un tono, vincere premi, andare alle feste. Altrimenti non ti farai mai un nome. Infatti io sonoL’INNOMINATO

  3. Il guerrilla essendo un media nuovo e sperimentale, mette talvolta in risalto più il mezzo che i contenuti e la caratteristica della viralità.A mio parere questa campagna fa schifo (a livello contenutistico), ma fa riflettere: la gente discute l’evento nei blog, nei pub, in azienda/agenzia ecc.Di alcune radio non ne parla nessuno, neache se vincono ori all’adci.In fondo è la linea guida della pubblicità: far parlare. E in fondo il guerrilla è sempre un media, proprio come la radio e la Tv, ed è più facile sconvolgere, almeno per il momento.Concordo sulla vincita di entrambi.Comunque sì, meglio entrambi.Mr. Becks

  4. Becks, non si discute il guerrilla come mezzo di comunicazione. Si discute il fatto di creare una campagna che esce per due ore, che la gente non vede, ma che serve per portarla ai premi. Non condivido questo meccanismo, a prescindere dai contenuti della campagna. Lo trovo insensato: per chi lavoriamo, per i premi o per la gente?L’INNOMINATO

  5. Innominato, beh, il guerrilla non ha proprio lo scopo di portare a casa i premi. In realtà serve soprattutto a creare viralità. La costituzione di Natella è abbastanza chiara: “fottere il mercato per entrarci”.I premi li becca perché viene premiata l’originalità di come viene usato lo strumento (ma non sempre li becca, a volte se ne parlicchia e basta). Non ci trovo nulla di strano. In fondo, quanti copy hanno preso ori e argenti con annunci dall’uscita effimera (almeno dell’adci).Secondo me è il futuro, e non penso sia giusto scoraggiare l’innovazione che si sta affacciando settore della creatività.E poi, è fantastico investire 100$ e conquistare un target misto interenazionale, non trovi?Mr. Becks

  6. Becks, Ted parlava di un guerrilla a favore della legalizzazione e “a favore di vincere qualche premio in più”. Su questa base ho detto: fossi il creativo di quella campagna, non proverei tutta questa soddisfazione a vincere un premio con un lavoro che è stato “on air” solo per due ore. Vero è anche quello che ha detto Hulk: non contano le due ore, ma tutto il ritorno che c’è sul web e sui vari media che ne parlano.Tornando a te, ho qualche dubbio sul fatto che abbiano conquistato il mondo con 100$, al massimo hanno conquistato il mondo dei pubblicitari. Ma non credo che la città di Toronto adesso legalizzi la prostituzione, o sia più sensibile su questo tema. L’INNOMINATO

  7. Con 100$ dollari spesi per un annuncio, tra l’altro che a noi non piace affatto, sono riusciti ad arrivare anche su questo blog.Qui la pseudo creatività, anzi la strategia, è mediatica. E fidati, piacerebbe a tutti fare un guerrilla, fake o non, e finire sui blog stranieri. Non è poi tanto diverso dall’aver divulgato un radio e sertirlo nominato dai conoscenti.P.S: concordo per l’indigestione di Leoni.Mr. Becks

  8. L’unica volta che una mia campagna è finita su un blog mi hanno coperto di insulti, forse è per questo che sono così avverso. Comunque, giusto per concludere: molto semplicemente mi fa più piacere essere apprezzato dalla gente che dai colleghi, anche se so bene che è più difficile la seconda (vedi insulti sul blog ;)).L’INNOMINATO

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