In un mondo di finti Disbanded, Moondog.

Un uomo generalmente vestito da Vikingo, stazionava sulla 6th Avenue di New York dagli anni ’50 a tutti gli anni ’70. Se dovessimo prendere una figura umana per definire meglio il senso di Disbanded, lui andrebbe benissimo. Cieco fin da piccolo, poeta, ma soprattutto musicista, Moondog era un idolo della beat generation, negli anni in cui gli idoli della beat generation diventavano ricchi. Ma non lui. Lui preferiva restare per strada, vestito da Thor, a suonare il Trimba, strumento a percussione triangolare da lui creato. Nel 1974, Da bravo Disbanded, si trasferì in Germania. Di lui restano alcuni dischi e delle composizioni suonate anche da artisti contemporanei come Antony and the Johnsons, My Morning Jacket e Prefab Sprout. Ispirato dalla sua figura, il mitico DJ Lupo Solitario scelse di chiamarsi Moondog prima di diventare Wolfman Jack. E rovinarmi la vita facendomi credere per anni che il suo era il mestiere più bello del mondo.

Elvis has left the building.

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16 comments

  1. un grande. bravo ted. meno male, pensavo di essere l’unico pazzo ad avere un suo disco. (non mi ricordo il titolo, quello con la sua silhouette, capito?)

  2. Ho una cassetta :).una decina di anni fa stavo in macchina con un amico: alcune tracce di wolf, musica un po’ alta e birretta in mano. Passammo per piazza barberini (Roma), e…Ted, ricordi il famoso “matto” di piazza Barberini?Dissi: è lui, è lui!Ancora rido se ripenso a quella scena, con quella musica 🙂Ti prego, regala un post al tizio della plaza.Mr. Becks

  3. i pazzi tornano sempre. tranne quando muoiono.Ciao Nunzia. Ci manchi sai?La capiscono solo i varesini, ma come lei ce ne sono pochi. Meritava di essere citata in questo blog.

  4. Tra i barboni celebri di NY anche Joe Gould detto il Professore Gabbiano, discendente di una delle più antiche famiglie del New England e laureato ad Harward bazzicava le redazioni delle riviste letterarie ma non poteva accettare un impiego fisso, spiegava, perché questo gli avrebbe impedito di continuare a lavorare alla sua Storia orale, l’«inedito più lungo di tutti i tempi. Naturalmente non fu mai trovato.La sua storia la racconta il giornalista del New Yorker Joseph Mitchell ne “IL SEGRETO DI JOE GOULD” ( adelphi ).

  5. L’ultima volta che ho incontrato il matto di Barberini, stava parlando al pizzaiolo che impasta dietro una vetrina in Via Veneto, per il piacere dei turisti russi e giapponesi. A gran voce gli chiedeva attraverso lo spesso vetro: “Sostanziale forma o formale sostanza? Prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!”.

  6. Hai proprio ragione anonimo. Ne parlavo proprio oggi con gli altri stagisti. I direttori creativi in genere se la tirano tutti e fanno quelli che hanno un sacco di cose importanti a cui pensare, molto più importanti di te. Invece Ted è sempre disponibile, scrive un sacco e ci dedica del tempo. Grandissimo disbanTED!!

  7. Ci vorrebbe Giannottino a ricordarmi il nome di quel genio di piazza Santa Maria in Trastevere che regalava perle di filosofia con i suoi scritti fitti fitti su muri, cartelloni, pezzi volanti di carta. E oralmente naturalmente. Grazie Ted di avermi indicato la via post m-o-d. Che dici, gessetti o pennellessa con pece?

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