Vi ricordate il profetico esercizio per i copy chiamato "scrivi un cartello creativo da mendicante?"

In molte scuole di pubblicità, e in molte agenzie, era un esercizio che si faceva fare qualche anno fa. Col senno di poi, esercizio molto utile per la successiva carriera. C’era anche la variante “Cartello per mendicante cieco” accompagnata spesso dal folle esercizio “data una foto di un topolino, scrivi un titolo sui jeans”, ma di questo non abbiamo esempi americani. (via Weekendance)

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14 comments

  1. Era un esercizio sadico.In linea con una tracotanza giustificata dai soldi facili degli anni 80, dalla milano da bere e da guru dalla carriera effimera.Infatti, il sottile (e nemmeno tanto) messaggio psico-relazionale che passava era più o meno decriptabile così: “Tu-sei-l’ennesimo-noioso-mendicante-che-bussa-alla-mia-porta-di-irraggiungibile-genio-creativo-perché-vuoi-che-io-elargisca-parte-del-mio-capitale-di-saggezza-e-magari-pure-lauto-stipendio-iniziale. OK-allora-striscia-mendica-davvero-fammi-cartello-da-zingaro-questuante-e-arguto-così-forse-io-metto-in-tuo-cappello-monetina-di-speranza”.Aggiungo che, per nemesi storica, chi chiedeva di inventare i cartelli da mendicante oggi, in molti casi, fa il mendicante davvero.

  2. @ mauronmanporto solo un’esperienza personale.sono abbastanza vecchio per aver fatto quell’esercizio che tu definisci sadico.all’epoca lo trovai una sfida, anche abbastanza ostica, un invito a pensare laterale.e, assolutamente mai, nemmeno un secondo ho percepito il messaggio psico-relazionale che riporti con dovizia di particolari.forse sono stato fortunato, ma io ho sentito soltanto una enorme gratitudine per un professionista affermato che mi dedicava -aggratise – il suo tempo per aiutarmi a costruire un book dal niente. già, probabilmente, sono stato più fortunato di altri…

  3. Vigorelli raccontava invece che “ai suoi tempi” l’esercizio era:“Scrivete una lettera nello stile di un imprenditore colto degli anni ’60. il vostro destinatario è un contadino semi-analfabeta della provincia”.E poi i ruoli mittente-destinatario venivano ribaltati nell’esercizio successivo.Che sia questo il segreto del successo del Silvio Nazionale? Ecco perché Vigorelli era perfetto per dirigere il Ministero della Grafica.

  4. E’ più facile andare da un mendicante e dirgli:“Ciao, sono un copywriter, prima di spiegarti meglio a cosa serve il mio lavoro, vorrei proporti un paio di slogan per acchiappare più soldi.Mi dai il 30% del ricavato? Accetti la sfida?”Se sì, oppure, parliamone di fronte a un tavernello:“Per il resto, mi vedi vestito bene, ma in realtá sono precario e, poiché preferisco farti fare soldi a te che al mio capo, penso che dovremmo metterci in società.Che ne pensi?Il nostro ufficio sarà il MacDonalds, io seduto al tavolo a scrivere di fronte a un BigMac e tu fuori che proponi le copy.Tante volte arrivasse da te un tizio che dice di essere un direttore creativo e che è interessato ai tuoi slogan, digli che in Italia la creatività è finita e che vuoi soltanto fare qualche soldo. Allora sì che se ne andrà.”Mr. Becks

  5. Vi ricordate qualche titolo particolarmente interessante fatto sul mendicante o sul topolino associato alla marca di jeans? Lo chiedo per pura curiosità, “indipendentemente dal valore etico e morale”…Dax82

  6. l’annuncio recita più o meno così:“oggi entra la primavera, peccato che non posso vederla.”Confessioni di un pubblicitario. D.OgilvyMr. Becks

  7. Mi sono sempre rifiutato di accettare quell’esercizio. Dimostrando cosi di aver capito niente del mestiere del pubblicitario. Come la maggior parte dei pubblicitari italiani. Tutti, soprattutto tra i creativi, di estrazione di sinistra, con alcune eccezioni. Non ci si rende conto di essere al servizio dei peggiori manipolatori. Sfruttare certi drammi per fare carriera, o almeno il primo passo della carriera, e’ osceno. L’inizio per la via dei premi con le no profit. La fine della via per la pubblicita’ serie e cosciente. Quella che sa che e’ una merda eticamente parlando ma e’ fatta talmente bene che sembra cagata veramente. Che chi ne ha la possibilita’ ci perdoni.

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