Caro, cara.

Una parola che per quanto mi riguarda è Disbanded (in questo caso=bandita) dalle campagne radio e televisive è “cara”, o “caro”.
Migliaia di spot, soprattuto radio, suonano così: “Cara, hai chiuso il gas?”, “Caro hai fatto l’abbonamento?”, e via dicendo con altri dimenticabili esempi. Nella vita che ha luogo qui sulla terra, nessuno parla così. Mi sono sempre chiesto perché il copywriter rinunci a una delle operazioni più facili e leggere del suo lavoro: la scelta di un nome proprio. E dire che si potrebbe anche sbizzarrire inserendo in un ingessatissimo radio per uno shampoo o un dado da cucina dei nomi improbabili, e rendere tutto più Disbanded* (*= divertente). O mi state dicendo che voi a casa potreste percorrere un corridoio all’alba esclamando: “Cara, sveglia! sono entrati i ladri stanotte e hanno rubato tutto”. E lei: “Oh no caro! hanno preso anche i nostri nomi!”.

Elvis has left the building.

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18 comments

  1. Il metodo più rapido per far intendere subito che fra i personaggi c’è un legame (lo stereotipo del matrimonio consolidato).Forse era Proietti cha da qualche parte diceva di chiamare la propria compagna “tesoro” perché da tempo si era dimenticato il nome di battesimo. Mentre una canzone di Scialpi recitava così: “Riprenditi il mio nome, lui mi chiama amore ormai”. E dire che nelle culture tribali il nome è l’essenza stessa.

  2. Sì, ma c’è una differenza. Nelle coppie ci si chiama “Tesoro”, o “Amore”. Ma contesto che ci si chiami “caro o cara”, invece usatissimo in pubblicità. Il legame si intuisce da subito anche con un nome proprio: “Agnese, hai chiuso il gas?” implica che tra i due ci sia un certo rapporto, a meno che lei non sia la cuoca, certo.

  3. Il motivo è semplice: i nomi propri di persona storicamente appartengono alla pubblicità Chivas.Ricordi Ted le scenette altoborghesi dove lui dipinge un gatto e gli amici si complimentano guardando la tela col whisky in mano:– “Ma Paola, non ci avevi detto che Pierluigi era un’artista! Avrà preso da Sandra…che dici Veronica?”– “Ah ! Ah ! Ah ! Ah ! Ah !”Quel fuoco di fila di nomi propri era il segno esclusivo che tra “simili” di un certo livello c’era la grande intimità da nome proprio e non l’ ufficialità piccolo borghese del cognome:” Bravo Ambrosini, che gatto! Non ci aveva mai detto del suo hobby… “

  4. “Tesoro” e ” Amore” quando le cose vanno bene. “Cara” è il termine più adatto per il dopo ( consensuale o giudiziale che sia )…….

  5. Secondo me se “pizzichi” la domanda o l’affermazione giusta non serve nemmeno mettere i nomi propri. Trasmetti l’intimità senza doverla rendere esplicita.Tipo (come incipit): “I bambini sono a letto?”Poi porti il discorso dove vuoi, se vuoi. Un saluto cari miei.

  6. Ehi! Ma dove diavolo hai preso quella fotografia? Forse, non esistono più nemmeno i volti di 100 anni fa (si chiede un articolo del corriere della sera di oggi). Mah. L

  7. I bambini? C’è qualcuno che chiama i propri figli “i bambini”? Anche in quel caso è meglio usare nomi propri secondo me…Dax82

  8. Spesso penso che sarebbe bello realizzare un telefilm dove tutti parlano e si comportano nel modo totalmente irrealistico che si vede negli spot. Dopo dieci minuti credo che la visione diventerebbe meravigliosamente intollerabile. E forse, dopo, non guarderemmo più le pubblicità con gli occhi di prima.

  9. non ho nulla di interessante da aggiungere a questa discussione terribilmente disbanded, tranne una cosina: nelle vignette della settimana enigmistica hanno superato il problema con l’uso di entrambe le soluzioni. esempio:“Matilde, cara, hai spento il gas?”

  10. Prima di tutto sono convinto che la scelta del nome sia piuttosto importante. Indubbiamente suona diverso se mi chiamo Pierfrancesco, Asdrubale oppure Andrea.Sono anche convinto che in alcuni casi il nome può essere utilizzato per sottolineare o modificare il tono della radio.Spesso, almeno a me è capitato, il cliente dice la sua. Magari semplicemente perché conosce uno antipatico che si chiama Stefano, al quel punto chiede di utilizzare Alessandro, che detto tra noi è il nome di suo figlio.Non nascondo che a volte ho utilizzato nomi di amici, per lo più ragazze.In ultimo, quando penso ai nomi mi viene sempre in mente Totò nell’Imperatore di Capri (lo so sono scemo di mio).Lo scambio di battute è pressappoco così:“Stasera ci saranno Fuffi, Pippi, Lolli, Gigi, Gè Gè, Lollo, Pitti e Mario.”“E chi è Mario?”“È il cane di Fuffi”.

  11. Ted, sai benissimo che a Roma, se una coppia si svegliasse per qualcosa, direbbe:AmòAmòòAmòòòAmòòòòòOddio! Amòstro!Mr. Becks

  12. Caro Ted, anche i ciellini usano i nomi propri spesso preceduti dal prezzo (caro/cara). Il fatto e’ che caro e cara stanno perfettamente in quelle scenette in cui i nostri colleghi ambientano (oddio ambientano e’ gia’ un complimento) il loro comunicati. Ma perche’, quanti vanno dall’analista a parlare di incubi? E quanti si mangerebbero un pollo come se lo divora uno in questi giorni alla radio manco stesse suggendo dalle splendide tettine di Kate Moss? Caro, cari?

  13. Spiacente. “I bambini”, contrariamente a “caro/cara”, lo dicono tutti quelli che hanno bambini, a volte anche quando li si dovrebbe già chiamare “i ragazzi”, definizione che fa onestamente schifo e pietisticamente si prolunga di solito oltre i 40.

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