Sono passati 10 anni. O forse solo un’altra settimana.

Questo film brasiliano lo ripropongo soprattutto per chi dieci anni fa non c’era. Faceva altro, si occupava di di diventare adulto o magari aveva un bel lavoro in banca o da qualche altra parte, e non poteva conoscere gli spot più belli di quel periodo. Sono passati dieci anni, ma potrebbero essere venti. Indubbiamente questa roba non si fa più. I linguaggi sono cambiati. Girato senza nemmeno una scena in movimento, ma solo con fotografie, con un’improbabile robot-voice che seguiva una bella musica originale, questo lavoro ancora oggi mi da qualche brivido. Pensavo poco fa: è l’opposto del Gorilla: è basato tutto su un concetto forte, ha un testo spettacolare, non finisce mai. Vinse un oro a Cannes e un Grand Prix al Clio. E siccome in rete siamo abituati a cercare sempre la cosa più nuova, mi sembrava abbastanza Disbanded farlo rivincere oggi che – settimana dopo settimana – è finalmente diventato vecchio.

Elvis has left the building.

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27 comments

  1. Io dieci anni fa non c’ero, ma questo spot lo conosco bene bene. Ricordo ancora Franco Moretti con che entusiasmo ne parlava. Una miscela di arpeggi, sintetizzatori e un grande testo. Ti ricordi The Ego? Bei tempi. 🙂D.

  2. Io dieci anni fa quando chiedevo dicevo solo “voglio”, e puntalmente mio nonno mi rispondeva “l’erba voglio cresce solo nel giardino del Re”.Se è vero che alla fine di ogni post di questo blog il Re ha un posto d’onore allora il posto è quello giusto per tornale a dirlo dopo dieci anni: io voglio il DJ/ex-DJ come autore e non il direttore creativo.

  3. ricordo anche io Frank che si emozionava a ogni frase di questo spot.Dopotutto è colpa sua se mi sono innamorato di questo “lavoro”.nicoruk.

  4. Io 10 anni fa ero ben lontano dal cercare di diventare adulto e intanto provavo ad immaginare il mondo da maggiorenne.Ero troppo preso, e questo spot me lo sono perso.Peccato perchè, tra le tante,“to the fisherman,7 retunrns” è proprio un’mmagine fantastica.

  5. Di qusto spot io rimpiango (no anzi: sottlineo) una sola cosa: il ruolo determinante del copywriter, ma più che altro la sua capacità di immaginare e di scrivere cose che ti fanno riflettere, anche a tanti anni di distanza. Avevo detto bene: rimpiango.Aggiungo: Per me la rete è IL posto su cui scoprire il nuovo, ma tanto più per riscoprire le cose belle di quasiasi epoca. Non so se in questo sia o meno come Moretti, nel caso ne sarei ben felice.

  6. Bellissimo. ma io sento che in qualche modo gli stessi super sarebbero parsi a molti di noi più retorici, più tromboni, più banali se scritti in italiano. Forse perchè siamo così esterofili da odiare come suona e come appare graficamente la nostra lingua? Forse perché l’italiano è una lingua ormai così impoverita da suonare subito letteraria ed elitaria appena si esce dalle cento logore parole televisive? Per me il problema dei copy italiani è il problema della scuola italiana, della politica italiana, del sistema italia: la sciatteria scambiata per avvicinamento alla realtà, alla gente, alla verità.Di sicuro comunque difficilmente un cliente ci avrebbe permesso di speakerare quei densissimi super in quel modo così straniante e antiretorico. O forse non ci saremmo arrivati noi.

  7. Faites que vos sept jours ne dévorent votre reve afin que votre vie ne dévore pas vos sept jours.C’est super! Già. suona meglio in francese. un rimedio contro il logorio della lingua italiana? volare via dalla terra dei cachi! scherzo.

  8. Dato che mi sento disbanded vi pongo una domanda che ovviamente non centra niente col discorso:Parlando di happy meal e gadget filmeschi, immaginandoci questultimo di Kung FU Panda.Secondo voi:A)è McDonalds che paga la Dreamworks (o Disney o WB o quello che è) per usare i diritti del film e invogliare di più i bimbi ad andare da McdonaldsB)è la dreamworks o che per essa che paga McDonalds utilizzandolo come media par aumentaregli incassi del film.A voi il compito di rispondere.

  9. E’ McDonald’s che paga.Del resto il messaggio è “caro bambino, anche se sei grasso puoi essere lo stesso un eroe. Quindi abboffati di hamburger e patatine fritte.”

  10. Accostarlo al gorilla non ha senso.Vendere uno snack non è come vendere una “scuola” di pensiero.Target diversi, bisogni/desideri diversi, linguaggi e argomenti diversi.Se vogliamo parlare di idee forti, di insight, di centralità strategica del copy, non parliamo più del Gorilla.La sua funzione d’uso è ben diversa!

  11. Pelle d’oca Ted. Che cosa hai ritirato fuori! Questo era il mio preferito del periodo, una delle tante cose che avrei voluto fare io. Oggi vanno di moda le canzoni, i jingle, ma questo dieci anni fa era venti anni avanti.Che piacere rivederlo, e ricordarlo grazie a questo post. Sembro un vecchio rincoglionito, torno a guardare i lavori in corso qui in un viale di Washington.Un abbraccio, Emanuele.

  12. Sono tutti over 40 perche’ la musica (intesa come creazione) e’ finita negli anni 80 (ovvero quando i 40enni di oggi avevano 20 anni). Oggi non c’e’ piu’ nulla da proporre, c’e’ solo da riproporre. Tutte cover, rielaborazioni, copiature riattoppate. Siamo in un periodo (molto lungo ormai) di decadenza creativa, in tutti i settori. La creativita’ musicale, pubblicitaria, artistica, culinaria si parla addosso, egoriferita. Non essendoci piu’ impulso creatore, si guarda indietro e si copia con adattamenti…e chi conosce meglio il passato glorioso a cui appellarsi se non i 20enni di ieri?

  13. Sì sono rinco. Sì, me lo ricordo come fosse ieri. Sì, sono vecchia. Visto che questo lunghissimo e sublime spot continua a essere una delle sette ragioni che mi hanno fatto continuare a fare questo lavoro. Le altre sei non le ricordo. Sarà l’età.Un bacio affettuoso al grande e mai vecchio ted.La Simo

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