Trovare una headline in un tombino.

Il saggista britannico Paul Graham ha pubblicato sul suo blog un affascinante articolo intitolato “Cities and ambition”. Il succo di questo scritto è che ogni città manda dei messaggi ai propri abitanti: potresti fare di più, dovresti impegnarti più a fondo, o anche semplicemente “che ci fai qui?”. Sono messaggi percepibili solo da chi ci vive, non certo dal turista. New York, per esempio, ti dice soprattutto una cosa: devi fare più soldi. Ovviamente dice anche altro, ma il messaggio più esplicito è che devi essere più ricco. A Boston o a Cambridge, la richiesta è un’altra: devi essere più intelligente, devi assolutamente leggere tutti quei libri che avevi deciso di leggere. Se invece – non si sa per quale motivo, forse la pazzia -passeggi in una delle cittadelle della Silicon Valley, sentirai un messaggio che dice: devi avere più potere (non per niente da quelle parti controllano Google). E così via. Le cose non cambiano in Europa: Parigi una volta era un grande centro intellettuale. Oggi, dice Graham, il suo messaggio è: devi avere stile. Mi sono a lungo chiesto quali siano i messaggi che le grandi città italiane mandano a noi che le abitiamo, e in che modo ci aiutino a trovare la nostra strada o a fare il nostro mestiere. Io, a parte “capo, guarda che te rubano la vespa” non colgo quasi mai messaggi significativi. Graham dice che la città è importante per trovare i propri simili e l’incoraggiamento necessario, come facevano gli impressionisti quando arrivavano a Parigi, o come fece Andy Warhol lasciando Pittsburgh per New York. La città conta, e quelle in cui viviamo noi si sono impoverite a tal punto da non mandarci più segnali di rilievo. Questa lunghissima premessa aiuta anche a capire come mai i giovani creativi italiani (e non parlo solo dei pubblicitari) diventano subito più bravi quando sono in una città straniera. Non è un’impressione: diventano davvero più bravi. Cresce la loro ispirazione, e le idee germogliano come se improvvisamente fosse finito l’inverno. Ora è chiaro: sono i muri che glielo chiedono. Insieme ai tombini, i marciapiedi e le ringhiere. E forse addirittura le agenzie.

Elvis has left Memphis.

Advertisements

24 comments

  1. mmh,anche la case history S&S voltaren sembra dimostrarlo ma sono sicuro che i ragazzi quel lavoro lo avrebbero fatto anche e solo per il mercato italiano, il vero problema era riuscire a venderlo al cliente italiano, prigioniero (solo lui) del faldone con le guidelines internazionali. Se poi vogliamo esplodere il discorso su altri ambiti è anche vero che registi italiani in trasferta fanno schifo mentre Garrone ad esempio girando in location, a Secondigliano, ha realizzato un capolavoro come non ne vedevo da anni.

  2. Una volta mi chiedeva il portafogli, una volta mi chiedeva l’orologio, un’altra volta mi chiedeva il cellulare. Poi mi sono trasferito da Napoli.Pas

  3. Il genius loci è loci.Il genio è tale perché figlio di un certo luogo, anche se ad un certo punto, per esplodere, deve emigrare.

  4. La provincia ti chiede di scappare per aver voglia due volte l’anno di tornare. Milano ti chiede di non distrarti e di lavorare, di vendere e a volte di venderti. Roma ti chiede di guardarti intorno e passeggiare, il che se hai voglia di pensare ti aiuta a pensare, se hai voglia di cazzeggiare ti aiuta a cazzeggiare. L’Italia in genere ti chiede di criticare, di rosicare, di cavillare, di tirare l’acqua al tuo mulino e di pontificare. E soprattutto non ammettere mai che c’è sempre qualcosa da imparare.

  5. Cmq sono d’accordissimo. Città nuova: cose nuove: relazioni mentali nuove: nuove idee.Pensare ad una head sul vesuvio o sotto il colosseo?Aldilà degli stimoli che ti possono dare le aree urbane, anche gli usi e i dialetti di un determinato popolo ti possono aprire strade nuove. Vi metto alla prova:A ‘cap è na sfoglia i cipolla.(la testa è come una sfoglia di cipolla, cioè fragile come il rivestimento della cipolla)Non vi sentite un tantino stimolati?

  6. Forse l’esempio non è azzecatissimo ma spero riesca a rendere la bellezza della diversità. Diversità nell’esprimersi, nel vivere, nel mettere in relazione le cose. Il meccanismo laterale da sempre viene stimolato da una diversità, no?Pas

  7. Il prblema risiede nell’abitudine.Non c’è niente di più terribile dell’abitudine.Non penso derivi dalla provincia o dalla città italiana, grande o piccola che sia. Potrebbe anche essere un problema di benessere: in Italia si vive bene, c’è il sole e ci invidiano tutti. Incosciamente noi (ma anche votalutamente) pensiamo di non staccarci mai dalla nostra terra, perchè a parte per la situazione economica, che non è certo delle migliori, riusciamo ad ambientarci ad ogni situazione, anche investendo il minimo sforzo.Se andiamo all’estero e osserviamo un tombino diverso, o una casetta a punta, la nostra percezione si arricchisce e idem se leggiamo e osserviamo l’arte: ne esce un connubio italo-estero, che potrebbe risultare producente.Per il resto, non penso che l’Italia stimoli tanto: c’è molto conformismo, se fai una cosa strana ti dicono tutti che sei matto. Ci vuole una grande personalità per essere creativi qui, che mancando talvolta, ti fa gettare la spunga per passare altrove.Siamo pigri per DNA. Ma la situazione in fondo non è così tragica: ci si adatta. E quando l’estate ci si butta in uno splendido mare, si dimenticano le carenze intellettuali.Mr. Becks

  8. Bè è ovvio.. le grandi città attraggono le persone ambiziose e nei posti di merda ci stanno le mosche…Milano comunque è storicamente indietro. Il duomo ad esempio è uno spettacolare esempio di gotico, peccato che è stato costruito proprio quando tutto il mondo si affacciava al rinascimento… sempre indietro.. almeno a Roma si copiavano le statue greche…

  9. Ci sono città che ti chiedono di migliorarti. Perché se lì non ti aggiorni continuamente scivoli giù nella fogna dei rigiratori di hamburger e nella fogna dell’insignificanza sociale. E i genitori non continuano a mantenerti.Ci sono città e nazioni (una) dove invece puoi sopravvivere anche da eterno ragazzo eterno precario, depresso ma con le camicie stirate dalla mamma, senza casa ma con SKY di papà, senza contratto sicuro ma con le vacanze sicure.Vogliamo dirlo? La fame aguzza l’ingegno. Mi viene in mente lo spot Adidas con uomini di tutte le Ere che correvano per la sopravvivenza : Need motivation?

  10. mah, milano ti dice semplicemente “non ti fidare”. o al massimo “stattene da solo”. magari creerà pochi pubblicitari, ma dei serial killer ne vogliamo parlare?

  11. Laura, ma non è una colpa: è la nostra cultura, siamo nati sotto il sole e teniamo alta la nostra bandiera.Ovviamente non sono pigri tutti, ma la nostra cultura ci fa dire: viviamocela bene sta minchia di vita 🙂 (giustamente). Ognuno è quel che vede tutti i giorni. Poi, magari con la creatività non c’entra nulla.Mr. Becks

  12. allora Mr becks, viva le idee che germogliano sotto il sole dell Italie! campi dorati sotto il sole, pure in estathé!

  13. Sì anonimo 17.37, viva le idee al sun estathè. Ancora però non riesco a scoprire come mai i brasiliani sono mostri con l’adv e stanno sotto al sole più di noi.Misteri della scienza.Comunque, io sono di Roma. Cosa mi offre questa città? O meglio cosa mi dice? (era questa la domanda del thread giusto?)– Fai il guerriero romano e imperializza le Big dell’adv? sì, ma non mi pice. Andò vado col pennacchio in testa.Mettiti sotto e non rompere le palle a chi è più bravo di te e produce qualcosa di buono? No. Questo me lo dico da solo.– Ricorda che siamo nati per morire. Oh my god!– Buttati a ostia di domenica? No (il mare fa schifo lì)– Vai sotto al colosseo e pensa a qualcosa per i tuoi annunci? No, già l’hanno fatto altri e già hanno tirato fuori annunci di angurie a forma di colosseo (quindi sputtanata).– Vattene a Londra e spera che la Fallon o la WK ti assumano? Magara. Perchè loro sono i più fighi di tutti. Hmm, no (un po’ provinciale la cosa). Roma mi offre divertimenti, arte, cultura, mare e non tanto business. Quello me lo dovrei creare da solo (forse) e non rompere agli altri. Mr. Becks————————–La fallon non è perfetta: se aprisse una sede italiana si chiamerebbe Falloni adv.

  14. Mr Becks, ognuno è quel che vede. Ognuno fa i propri passi con il sole nelle strade o strade di sole ? Sono strade giuste? Sono strade perfette? sono troppo faticose? Ognuno è quel che vede. Siamo nati per vivere (oh my god!)la realtà del possibile, perché, si sa, non si può tornare indietro su quei passi di giada. laura PS. vive la ville! Avec la lumière!

  15. Milano dice: Dentro stagista, fuori Briatore Roma dice:Dentro stagista, fuori Alemanno, di lato Alberto Sordi

  16. e questa è la bellezza della diversità? Oh my god!Scherzo.Quella macchina bianca che percorre la sua strada, senza voce (non si sente il rombo del motore, ma soltanto quella musica meravigliosa. Questa è la bellezza. Quello è un grande spot. Laura.

  17. già. ma mi chiedo: era tutto più facile quando non esistevano i cellulari? Forse si. Poteva capitare, chessò, di trovarsi per caso in mezzo all’acqua e di dover raggiungere la città: il rapporto tra le parole e le cose poteva diventare avvincente, perché vissuto in un luogo naturale (=innaturale?)…certo, quella passeggiata per raggiungere la città, rimane, in ogni caso, qualcosa che esiste e basta, proprio come il battito del vento sulle persiane. Non ha senso domandarsi il perché. o forse è una storia che fa acqua da tutte le parti, vado subito a comprarmi un nokia. già.

  18. Parigi è sempre un grande centro intellettuale, anche se ha cambiato stile. del resto, non siamo più ai tempi di Godard, nel 1958,

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s