La Portfolio Night vista da questa parte.




Dall’altra parte del piccolo tavolo che come gli altri direttori creativi avevo a disposizione ieri sera, questo ho notato della Portfolio Night.
Intanto si tratta di un evento bellissimo, moderno nello spirito, “americano” nel senso buono che questa parola ogni tanto ha.
Lo consiglierò a tutti i giovani che – in futuro – dovessero chiedermene. Ogni ragazzo ha in sorte tre direttori creativi a cui mostrare il portfolio e da cui ricevere consigli; ma in realtà i colloqui si moltiplicano, perché poi si forma una serie di interviste “su richiesta” a cui i professionisti della pubblicità volentieri si prestano. Così può succedere – a me è successo – che fai mezzanotte a vedere i vari book, alla fine non ci capisci più niente ma sei felice. Perché hai di nuovo la sensazione di un mestiere vivo, di un ambiente vegeto, e anche di nuove leve davvero buone, cosa che nei lavori iscritti alla categoria “studenti” dell’ADCI proprio non si percepisce. Sono pochi, quelli bravi, ma ci sono. La cosa Disbanded è che quasi nessuno di loro ha un’agenzia in cui vorrebbe andare come sogno. Io ai miei tempi l’avevo. Loro quasi mi sembra di no: una vale l’altra, basta che entrano. Questo mi fa capire che non esiste più uno stile di agenzia riconoscibile in Italia, ed è un vero peccato.

Elvis has left the building.

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38 comments

  1. Mah, secondo me dipende dal fatto che poche agenzie italiane, in questi anni, stanno facendo della comunicazione pubblicitaria rilevante.Inoltre la comunicazione è molto più frammentata di una volta, sia nella produzione, sia nell’utilizzo, per cui ci sono molti universi paralleli.

  2. Non esiste uno stile di agenzia forse perchè questo settore in italia oggi come oggi e sottovalutato….fino a quando mettono i ragionieri a fare i creativi….e i clienti non fanno i clienti….ci domandiamo ancora il perche?

  3. Io veramente da milano mi muoverei solo per venire nella vostra agenzia caro ted.Scusa se non mi firmo ma non voglio sembrare servileEZ.

  4. Che dire: sono felice che Portafoglio Night sia andata bene, nonostante i dubbi: quandu l’urpe nu rria all’uva, dice ca è ccerba.Non sono convinto che un’agenzia valga l’altra (io ho provato ad entrare in quella che sognavo, ma non ci sono riuscito) è solo che i posti non sono molti e non si può stare ad aspettare una vita per andare nell’agenzia dei propri sogni.Purtroppo.Magari si ritenta quando si ha più esperienza, no?

  5. Non ti conosco personalmente e ieri sera sarei venuta solo per questo.Se non ci fossero stati anche il mio ex dc e il mio dc attuale.Ma poco importa.Ciò che conta è che fortunatamente intravedo in te un lato umano e soprattutto fiducioso verso noi giovani lemmings della creatività.Due caratteristiche che, per essere un direttore creativo come e quanto lo sei tu, non sono affatto scontate.Tutti presi, gli altri, a guardare negli occhi altrui per vedere la propria immagine riflessa.E le proprie campagne.Lacopy.

  6. ci sono agenzie in cui vorrei trasferirmi perché hanno clienti migliori (ma non tutti), dove lavorano creativi migliori (ma non solo) e che riescono a far uscire cose migliori (ma non sempre) rispetto alla mia…però poi penso che, almeno fra le grandi, dappertutto ci siano luci e ombre… un’agenzia non è solo le campagne che realizza (l’unica cosa che dall’esterno puoi vedere), sono appunto anche e soprattutto le persone che ci abitano dentro, l’organizzazione del lavoro, gli spazi fisici in cui ti ritrovi, l’atmosfera che si respira, le opportunità che ti dà…insomma, sognare di voler andare in una precisa agenzia solo in base a ciò che fa mi sembra un po’ ingenuo, poi magari hai la fortuna di farcela e dopo una settimana capisci che invece è l’agenzia meno adatta a te…viceversa, da studente pensavo che l’agenzia in cui mi sono ritrovato quasi per caso fosse tra le peggiori, ma dopo qualche mese mi sono ricreduto… stefano

  7. Sono d’accordo con Ted sul fatto che molti giovani non hanno la propria agenzia dei sogni, tanti professori e nessun maestro preciso, attenti al compenso monetario, affidano la loro spugna a qualsiasi acquaiolo e si disinteressano della potabilità.Ieri, chiudendo il mio book, avrei voluto concludere il colloquio dicendo: “Se hai scelto l’Albanese devi prendere anche il Napoletano.” L’avrei detto se davanti a me ci fosse stato un cognome ma davanti a me c’era “ILNOME”.Anonimo Felice

  8. Sono d’accordo con Ted sul fatto che molti giovani non hanno la propria agenzia dei sogni, tanti professori e nessun maestro preciso, attenti al compenso monetario, affidano la loro spugna a qualsiasi acquaiolo e si disinteressano della potabilità.Ieri, chiudendo il mio book, avrei voluto concludere il colloquio dicendo: “Se hai scelto l’Albanese devi prendere anche il Napoletano.” L’avrei detto se davanti a me ci fosse stato un cognome, ma davanti a me c’era “ILNOME”.Anonimo Felice

  9. Sono d’accordo con Ted sul fatto che molti giovani non hanno la propria agenzia dei sogni, tanti professori e nessun maestro preciso, attenti al compenso monetario, affidano la loro spugna a qualsiasi acquaiolo e si disinteressano della potabilità.Ieri, chiudendo il mio book, avrei voluto concludere il colloquio dicendo: “Se hai scelto l’Albanese devi prendere anche il Napoletano.” L’avrei detto se davanti a me ci fosse stato un cognome, ma davanti a me c’era “ILNOME”.Anonimo Felice

  10. Sono d’accordo con Ted sul fatto che molti giovani non hanno la propria agenzia dei sogni, tanti professori e nessun maestro preciso, attenti al compenso monetario, affidano la loro spugna a qualsiasi acquaiolo e si disinteressano della potabilità.Ieri, chiudendo il mio book, avrei voluto concludere il colloquio dicendo: “Se hai scelto l’Albanese devi prendere anche il Napoletano.” L’avrei detto se davanti a me ci fosse stato un cognome, ma davanti a me c’era “ILNOME”.Anonimo Felice

  11. Anonimo Felice scusami ma secondo me hai una visione un po’ distorta delle cose. Credo che i giovani creativi seguano più la passione che i soldi, anche solo per il semplice fatto che di soldi in pubblicità non ne girano così tanti.

  12. Anonimo Felice scusami ma secondo me hai una visione un po’ distorta delle cose. Credo che i giovani creativi seguano più la passione che i soldi, anche solo per il semplice fatto che di soldi in pubblicità non ne girano così tanti.

  13. Allora non mi spiego il fatto che per i molti una agenzia valga un’altra..Se ti piace tanto il calcio la squadra del cuore ce l’hai per forza.Anonimo Felice.

  14. Se uno non ha un’agenzia preferita non vuol dire per forza che una valga l’altra. Sono d’accordo con Ted, le agenzie oggi non hanno uno stile identificativo. Per cui si sono divise in due grandi famiglie: quelle dove ti fai il portfolio e quelle dove non te lo fai. I bravi creativi cercano le agenzie che appartengono alla prima famiglia (pochissime), a prescindere dal nome.

  15. Oggi il mercato è più ampio, non esistono più soltanto le big, ma anche le piccole, che poi producono non per forza schifezze. Io penso che chiunque voglia finire in un posto serio, debba pensare anche all’aspetto economico del lavoro che spesso ti spinge a scegliere anche in base a 500 euro di differenza. Il divertimento si può trovare anche in reparti creativi di canali televisivi, dove producono ottimi prono. Diciamo che se non vinci un leone nelle big è possibile vincere una freccia d’oro altrove o un tapiro a striscia.Mr. Becks

  16. Senza esagerare e con i giusti toni, quindi detto con assoluta calma, credo che il problema sia altrove.Il fatto è che sembra essere diventato tutto un gioco, noi andiamo lì e facciamo vedere i nostri lavori, perchè è un lavoro che stiamo cercando. Bene i consigli per migliorare, ma se fossi un dc, sapendo che tanto non prendo nessuno, perchè l’amministrazione della mia agenzia mi fa prendere solo per tre mesi, oppure mi vieta di prendere, a che mi serve stare lì?Ok sono bravo, aiuto un giovane, mi confronto con lui, lo miglioro al massimo, sapendo che comunque la mattina dopo, fatte le modifiche sarà ancora in giro col suo book.Io non sono andato, sarebbe stato bello, ma da copy fuori sede, pensa, 40 euro per la serata, visto che non mi pagano, proprio non li avevo.Adoro questo lavoro come tutti voi. Ma fino a quando un sogno può essere seguito?Cmq l’agenzia dei miei sogni è Saatchi, per quanto ora stia muorendo, il mio sogno è quello di farla splendere come era prima.Ciao.

  17. Gianni lombardi: “La comunicazione è molto più frammentata di una volta, sia nella produzione, sia nell’utilizzo, per cui ci sono molti universi paralleli”.Io trovo che sia un bene. Questi universi paralleli non fanno che creare occasioni lavorative che, semmai, non volete realmente accettare e promuovere. Cito le parole di un grande direttore creativo e insegnante: “Oggi le grandi agenzie sono cadaveri che camminano”. La verità è che le agenzie si accorgono lentamente del cambiamento o fingono per convenienza, pigrizia e incapacità di non vederlo. Internet, tanto per citarne uno, è vissuto ancora come un optional. Nessuno fa i conti con la necessità di rinvigorire il mercato, non solo le agenzie, con persone più fresche (attenzione, non necessariamente più giovani) e nuove idee attraverso strumenti assolutamente alla portata di tutti. Questi universi paralleli, grazie al cielo, non sono comparti stagni. Direi, piuttosto, che stagni sono i luoghi in cui la pubblicità viene scritta e edita secondo la legge che mortifica ogni cambiamento più di un qualsiasi sistema reazionario: il pesante e torbido bagaglio di retorica.- 1731975@gmail.com

  18. E’ senz’altro vero ciò che ha detto Gianni nel primo commento: non esistendo agenzie che facciano cose creativamente rilevanti, è venuto meno il desiderio di sposarne una in particolare.Io però ai ragazzi ho chiesto se ci fosse uno stile, italiano o estero, o magari un cliente, che costituissero un sogno, e non ho mai avuto risposta. Segno dei tempi Disbanded.Mi trovo 100% concorde con quanto scritto anche da 1731975 qui sopra, anche se bisogna capire che non è per niente facile per una grande agenzia cambiare pelle, specie se è stata costruita in altri tempi, in uno scenario assai diverso e con ben altre ambizioni.

  19. Se possono interessare ecco alcune storie di chi ha portato il suo sangue a far analizzare alla PN6 che ho trovato navigando nella bonaccia dei resoconti ufficiali ADCI e PN6:Di Luisella:.. e così finalmente riesco a trovare due minuti di tempo per poterscrivere di questa esperienza e delle mie riflessioni a riguardo.Innanzi tutto in questi giorni ho cercato (sia sul sito dell’adci chesu vari blog) qualche notizia sulla serata trascorsa ma, a parte moltepolemiche, non ho trovato quasi nessuno dei partecipanti che racconti come sia andata. Per quanto mi riguarda… ci provoAlcune considerazioni generali:Le considerazioni di Luisella le trovate qui:http://luluthinks.blogspot.com/2008/05/portfolionight-milano.htmlQui quelle di un ragazzo da Roma:http://luisitoblogger.blogspot.com/2008/05/what-night.htmlE qui ancora quelle della meta’ dell’unico team che si e’ presentato (come si fa in UK, per esempio) in coppia:http://lozarathustra.splinder.com/post/17050939/Portfolio+Night+6

  20. Dax82 nel commento del 9 maggio: non è vero che in pubblicità di soldi non ne girano tanti. Ne girano anche di più di una volta (basta guardare di fatturati di Publitailia e della Sipra, a cui va aggiunto tutto il resto, e cui va aggiunto ancora Internet).Il problema è che questi soldi vengono drenati e prosciugati prima che arrivino ai creativi. In pratica la parte del leone la fanno:1. Il gruppo Rai-Mediaset, ovvero il duopolio collusivo del sistema televisivo italiano;2. I centri media3. La gestione finanziaria e amministrativa delle agenzie.Per i creativi restano gli spiccioli, e vengono visti dagli attori precedenti come un costo comprimibile e un servizio facilmente sostituibile.Finché i creativi non si rendono conto del loro ruolo strategico, del valore aggiunto che portano, e si limitano a sperare che “migliorando la qualità creativa” il “mercato” li riconoscerà, sono come Cenerentola che sogna l’intervento della fatina.I creativi sono quelli che risolvono i problemi: senza di loro in onda e sulle pagine non ci andrebbe niente.

  21. Gianni, i soldi vengono drenati e prosciugati prima che arrivino alle AGENZIE, non solo ai creativi.Un cliente internazionale (tipo P&G, o Unilever o altre) che quindici anni fa ancora dava alle agenzie il 12% se non addirittura il 15%, e oggi paga il 2%, hai idea di che impatto devastante abbia su questi grandi gruppi? Come fai a dire che i soldi girano ancora? Girano, ma AL DI FUORI delle agenzie di comunicazione, a cui non sono rimaste che le briciole spesso.Io c’ero (e per fortuna ci sono ancora) e ho visto che terremoti hanno attraversato le sedi delle agenzie multinazionali. Che a forza di fare dumping hanno finito per fare harakiri. O come cavolo si scrive.

  22. Eddài, non ci buttiamo via così.Se confrontiamo la situazione finanziaria e creativa italiana con le piazze straniere, allora tanto vale cambiare mestiere.Ma chi invece per una ragione o per l’altra decide di restare qui e continuare a fare questo lavoro non può non riconoscere che qualche bel lavoro esce anche qui. E che ci sono agenzie migliori di altre.E che in queste agenzie vale la pena di lavorare.DDB ad esempio fa uscire belle cose, accanto ad altre mediocri.Audi A4 mi sembra molto carino, ad esempio, così come Campari o quell’altra dell’uccellino per VW.Qualche fa Euro ha fatto uscire quel collage d’immagini per Legambiente che era molto sottile.United ha prodotto dei pezzi per Freddy, stampe e spot, di qualità molto alta.Il nostro cortese ospite Ted ha diversi lavori nel blog decisamente belli. E sono tutti lavori veri, usciti, non fighettate per i premi.Sono di bocca buona? forse. Però sputare indiscriminatamente nel piatto in cui si mangia non è una roba furba.CordialitàTrendellemburg

  23. Ciao Gianni,Hai scritto:“(basta guardare di fatturati di Publitailia e della Sipra, a cui va aggiunto tutto il resto, e cui va aggiunto ancora Internet).”Diciamo che è stato liberalizzato il mercato: oggi tutti possono utilizzare la TV come mezzo per promuovere il prodotto, al contrario di 15-20 anni fa che ci volevano consistenti somme di denaro per fare apparire il proprio marchio nello schermo. Il che tutt’oggi aumenta le entrate per la vendita degli spazi, ma questo non vuol dire che girino soldi nel settore della pubblicità. Anche perchè il settore pubblicità non è solo il pubblitalia e sipra: le compagnie aeree non sono “il turismo” anche se accompagnano i turisti in vacanza.Mr. Becks

  24. Grazie fra’ per avermi citato. In effetti non si trovano molti resoconti della serata, tantomeno immagini(ma sbaglio o c’era una telecamera che riprendeva il tutto?) Comunque direi che è stata una serata utile per tutti. Certo, da qui a qualche “contrattino” ce ne vuole. Per ora stiamo ancora ai bigliettini da visita. Che non è poco, anzi.

  25. Mr Becks, il vantaggio di essere dei vecchi barbogi è che, se la memoria è buona, la prospettiva storica è migliore rispetto ai giovani d’oggi. (chiave di lettura anti flame: e’ una battuta autoironica: sto prendendo in giro i vecchi, non sto stigmatizzando i giovani, che hanno tutta la mia invidia 🙂Il mercato e’ stato liberalizzato trent’anni fa: le tv libere sono nate negli anni ’70. In questo frattempo il mercato pubblicitario si è allargato enormemente. Se aumenta il fatturato per la vendita degli spazi, VUOL DIRE che girano più soldi nel mondo della pubblicità. E’ automatico.Se pochi di questi soldi arrivano nelle tasche dei creativi è perché vengono dirottati prima. Negli anni 80 (epoca in cui ho iniziato a lavorare) non è vero che fosse il bengodi. La grossa differenza rispetto ad adesso però è questa: i creativi erano i meglio pagati dell’agenzia. Oggi, nelle agenzie, gli account e gli amministrativi sono molto più pagati dei creativi, che vengono visti come una specie di service tuttofare al servizio degli account. Non ho dati per confermarlo, però ritengo che sia una situazione particolarmente italiana.

  26. @GianniPer liberalizzazione intendevo quella avvenuta negli anni ’80, quando Publitalia iniziò a rivolgersi anche alle medie imprese e scippò mercato alla sipra che si occupava esclusivamente di big. Per 15-20 anni fa, intendevo quegli anni: tolgo il quindici, ma lascio il venti. Poi tu lo saprai ancor meglio, perchè eri presente.Comunque, non conosco account tanto meglio pagati dei creativi. Più o meno si sta su quelle cifre (forse una fesseria in più). Per il discorso della service-creativity sono pienamente d’accordo con te.Mr. Becks

  27. Ora voglio vedere come farebbe a vivere il primo di questa lista con 450 euro al mese. Come fanno tutti i stagisti come me.Facciamo i seri per favore, e stiamo ancora a parlare di creatività carente. Le potenzialità sono identiche, è il resto che non funziona. E comunque i soldi li muovono le persone, non è che si muovono da soli, quindi sono le persone del settore che hanno causato questa situazione.

  28. @The egoYes, proprio così. Quante imbastite volano con la scusa della gavetta: praticamente non finiscono mai.Tra un po’ si attaccheranno al costo del barile di petrolio per non pagarti. SalutiMr.Becks

  29. Coraggio Mr. Beks, il barile è ancora fondo, c’è sempre da grattare 🙂Per quanto tutto sembri negativo, io continuo a credere che A) ognuno segue la sua strada B) che il culo che ti fai alla fine ripaga!Diego. (The Ego)

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