Paolo Ettorre, un anno dopo.

Un anno fa (più precisamente il 20 gennaio) moriva improvvisamente Paolo Ettorre, battuto dalla cura del suo stesso male. Molti di noi persero molto più di un capo, e si ritrovarono di colpo senza il terzo genitore, o senza il fratello maggiore. Ancora oggi mi capita di pensare a lui e di ritrovarmi con gli occhi appannati dalle lacrime. E non sono il solo. Durante questo anno, provare a spiegare la sua grandezza a chi non lo conosceva è stato tempo perso: è uno di quei casi in cui ti sembra che le parole non siano poi una così grande invenzione. Questo sito parla di cose molto più irrilevanti: di persone e pensieri Disbanded. E Paolo non aveva veramente niente di Disbanded. Avrei tanto voluto trovare un elemento che me lo facesse promuovere a ispiratore di questa filosofia, ma niente. Forse i suoi occhietti furbi tarantini erano un po’ Disbanded, o almeno sapevano fare finta. Per il resto era solo una persona come non ne ho incontrate mai nel mio lavoro, e come non se ce ne sono più. Io ho avuto la fortuna di lavorare nei suoi uffici per 18 anni. Che fino al 20 gennaio scorso mi sembravano tanti, troppi. E che oggi mi sembrano sempre troppo pochi.

A Santa Maria in Trastevere, ore 18, una messa di saluto per lui.

Qui invece trovate il modo che insieme alla sua famiglia pensammo sarebbe stato il più giusto e il più bello per farlo vivere ancora.

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8 comments

  1. Paolo era (giustamente) orgogliosissimo di aver lavorato con Fellini, che chiuse la sua vita con dei lunghissimi spot per Banca di Roma premiati con l’oro tra i fischi e i “Booo!” a Cannes. Direi che questa era la campagna che ha più amato.Ma sentiva molto “sue” anche le campagne di Enel con Giannini e dei tre buchi.E poi, come è stato giustamente ricordato ieri in chiesa, era attaccatisimo a quei piccoli/grandi progetti sociali (ne cito uno: “L’altra Napoli”) per i quli era capace ancora di svegliarsi all’alba per andare alla presentazione in un’altra città.

  2. Alzerei il bicchiere comunque per uno con cui avrei voluto veramente lavorare. E sono d’accordo con lui. Vuoi mettere. Fellini. E’ come poterti raccontare una notte con Kate. Moss. Una notte. Non una scopata. A Paolo Ettorre, A Joe, al Sole che sorge, a ”Nick e Steve”, al Vecchio Dom, a Elvis e a Rita. Cin. In culo.

  3. Solo un abbraccio a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e condividere con lui un pezzo di vita, un pranzo da Canova, uno sguardo in corridoio, un rimprovero, una riunione, un’interrogazione.r.

  4. Uhm,non l’ho mai conosciuto. Questa è una di quelle situazioni in cui dici: “Cazzo ho perso una grande occasione”. La prima volta che l’ho pensato è stato il giorno i cui è morto Freddy Mercury e mi sono detto: “Cazzo, non verdò mai un concerto dei Queen”. Per questo nel 93 non mi sono perso quello dei Pink Floyd. Forse il paragone sarà azzardato, ma se ne parlate tutti così, o, come si dice a Roma, “sete più buciardi de na lapide”, o ne sarebbe valsa davvero la pena. – Arnald

  5. Grazie alla segnalazione di Arnald, sono finito su flickr e lì ho potuto vedere delle immagini di Paolo recenti (almeno per me, che non lo incontravo da anni).Beh, devo dire che mi sono commosso. E’ stato duro vederlo con sulla faccia i segni evidenti di una malattia che perdona poco, lui che era una specie di icona atemporale, sempre gioviale e giovanile.Io ho avuto la fortuna di lavorare con lui alla fine degli 80 (per chi sa di logistica storica, ai tempi di viale Liegi / via U. Saba).La notizia della sua scomparsa mi ha fatto fare una riflessione molto semplice: Paolo era il migliore.Da quegli anni 80 a oggi, ho lavorato con una ridda di amministratori delegati/presidenti di varie agenzie, ma nessuno è mai riuscito a scalzarlo dalla vetta di questa mia classifica ideale fatta pesando qualità come umanità, onestà, simpatia, capacità di trascinare, generare relazioni, humour, esperienza, saggezza, impegno, amore per la buona creatività.Mi lascia l’amaro in bocca sapere che non avrò più l’occasione per dirglielo.

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