L’ultimo (o anche il primo) Teorema di Elvis.

“E’ possibile spezzare un cubo in due cubi oppure una quarta potenza nella somma di due numeri che siano entrambi quarte potenze? Ad esempio, 27, il cubo di 3, può essere diviso nella somma di due cubi?” (chi non si è mai fatto una domanda del genere, mi chiedo) “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto di una pagina. Peraltro ora ho sonno, e me ne andrò a dormire”. Così scriveva a metà del Seicento, come d’abitudine a bordo della pagina di un libro, il genio della matematica Pierre de Fermat, matematico dilettante, commerciante in cuoio, uomo che ignorava l’esistenza di quaderni e taccuini. Ma prima che potesse spiegare i suoi ragionamenti, il genio morì e passarono molti anni prima che qualcuno venisse a capo dei suoi studi. Fermat si soffermava su problemi essenziali per l’umanità, come ad esempio: “Se si lanciano più volte due dadi, quanti lanci sono necessari affinché si possa scommettere con vantaggio che esca il doppio sei?” Molti matematici da allora si impegnarono nel cercare di dimostrare quello che poi venne battezzato l’ “Ultimo teorema di Fermat”, o meglio, la “congettura”. All’inizio del Novecento, un ricco industriale tedesco, Paul Wolfskehl, superò un momento di depressione che lo aveva portato a due passi dal suicidio tuffandosi a capofitto nello studio del teorema. Morì di emicrania e non risolse il caso, ma restò grato a Fermat e al teorema che gli aveva salvato la vita e decise di istituire un premio per chi fosse riuscito a trovare la dimostrazione. Il premio venne annunciato nel 1908 e soltanto in quell’anno vennero presentate ben 621 domande di partecipazione, tra cui una di Mike Bongiorno, pare. Nel 1995, finalmente il premio è stato consegnato ad Andrew Wiles, un matematico inglese. Ma a me questo antico signore che scribacchiava i suoi complessi ragionamenti matematici sul margine del libro, per gioco, e poi moriva senza spiegarli, sembra proprio una figura Disbanded. Questo, perlomeno, è il mio teorema. Lo chiamerò….ci penserò domani mattina, ora ho sonno.

Elvis has left the buiding.

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12 comments

  1. C’è un libro bellissimo su questo teorema.un libro per gli amanti dela matematica in general.Spesso sono figure ch enon hanno molto di disbanded, se ho capito bene il senso.

  2. Forse stai parlando di “L’ultimo teorema di Fermat” di Simon Singh. E’ un’ottima segnalazione, Annarita.E’ avvincente anche per chi non sa un piffero di matematica, o per chi (probabilmente a causa di un pessimo insegnante di matematica alle medie) la odia.

  3. la matematica non è un’opinione. ma pare che il principio di Fermat sia molto utile a tutti per spiegare alcuni fenomeni,la riflessione, per esempio. la mia matematica, poi, si ferma alla danza delle ore. Sarà per questo che sono sempre un pò a disagio con i numeri, con le questioni puramente commerciali.L has left the building (located in Disneyland). L

  4. siamo sicuri? dipende dai giochi. il blog -telefonini e diavolerie tecnologiche – ci portano verso processi di smaterializzazione non proprio felici. Ma qui siamo in un blog disbanded, allora bloggiamo e giochiamo:

    L

  5. E veniamo al Teorema.Non è che uno non ha niente da fare o non sa che fare o è pazzoo scemo e quindi si scervella col Teorema che poi nemmeno spiega.Ma c’è bisogno che sia un po’ disbanded quel quanto per sapere che Pensare un Teorema èfare religione. di Re-ligo di le-garedi col-legocollegare e manifestare il Divino Universale a quello Terreno,attraverso un linguaggio – qui numerico.Non è diverso da comporre musica o costruire le Piramidi, fare l’amoreo lo shuttle spaziale.Nemmeno diverso da tradurre il sanscrito o preparare le lasagne.Io la ricetta delle lasagne della mia bisnonna e quella della mia conserva di arance col cavolo che la divulgo a destra e manca.Figuriamoci cosa succede se la moglie dall’avvocato la fa sua. E anche nel seicento di avvocati era pieno zeppo cosi’.

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