Are the Italians creative?

Guardando il popolarissimo video con cui Bill Gates saluta i suoi primi trent’anni di lavoro, la prima cosa che mi è venuta in mente è: a che punto è l’ironia degli americani, e a che punto è la nostra? Lo so, è un pensiero Disbanded da fare il sabato mattina di temporale. Perdipiù, è anche un pensierino. Ma seguitemi: io vengo da un’epoca in cui gli italiani erano definiti un popolo creativo, pieno di fantasia e autorionia. Gli americani (e con loro tutti i filistei di qualsiasi nazionalità) erano i fessi. Erano gli stupidoni. Poco sense of humour, più o meno quello che possiede una patata. Questo a dar retta ai luoghi comuni. Poi vai avanti, vivi, cresci, e ti accorgi di vivere nel paese più conservatore e bloccato del mondo. Ti accorgi che i nuovi creativi sono altri. Ti accorgi che noi di creativo non abbiamo più niente. Forse individualmente siamo ancora gente dotata di fantasia e creatività, ma come popolo, come Nazione, siamo irrimediabilmente Bloccati. Magari potessi dire che siamo Disbanded: non siamo neanche questo. Siamo conformisti nella tristezza. Guardando il video di Bill Gates mi sono chiesto quale imprenditore multimiliardario del nostro Paese potrebbe mai fare una cosa del genere, con questa (auto)ironia e maestria. Anche se avesse i soldi, i mezzi e gli amici: nessuno. Guardando le foto di Sarkozy che va a Disneyland con Carla Bruni, mi sono chiesto quale politico italiano avrebbe questo coraggio, e figuriamoci un Presidente. Le cose potrebbero sembrare slegate tra loro, eppure c’è un nesso preciso tra questo stato delle cose e lo stato della nostra arte, del nostro cinema, letteratura, pubblicità, canzoni. A tutti i livelli, da questo più alto, a quelli più terra terra come ad esempio il mio lavoro (la pubblicità) siamo un popolo paralizzato. Gestito e governato da vecchi, ma dove i giovani non esistono comunque. Prevedo lustri per cambiare questo stato di cose. Per arrivare ad essere (perlomeno) un popolo Disbanded come dopo la guerra.

Elvis has left the building.

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22 comments

  1. Ecco una storia speculare a quella Sarkò-Carla Bruni, versione italiana e cattolicona.E’ una storia vera ( proviene dal proprietario del Filmstudio di Roma). Pare che Aldo Moro noleggiasse per sè e per la sua amante il cineclub Filmstudio per guardarsi in santa pace i film che amava e passare un paio d’ore in intimità con lei. Lei era Rosanna Fratello, quella di “Sono una donna non sono una santa”.

  2. Una sua sosia piu’ grande di me mi salvo’ dalla chiesa durante un campeggio estivo organizzato dal vescovo. E bravo frezza. Sull’Italia. Forse ci salva la rumenta. Invece dei blog perche’ non apriamo una discarica come si deve? Con l’energia prodotta ci alimentiamo il generatore perdei bei festival in loco. Genius loci.

  3. che ecoconsiglio! concimi naturali per una soluzione ecologica che porta energia ad un Festival Eolico? Whow. inspired espired inspiredma questa non era una una pratica zen? Bah. L

  4. Mi interessava il racconto di Fra’…la sosia di Rosanna Fratello che lo salva durante il campeggio estivo dei preti. Sento aria di Avventure. Chissà se le conosceremo mai.

  5. Il nostro è un paese dove i giovani esistono ma vengono uccisi quotidianamente, e con loro se ne va anche il futuro.

  6. allora non ci resta che piangere. oppure dare retta a Fra sulla discarica. scherzo! popolo paralizzato, bloccato, senza futuro e senza meta. mon dieu! devo aver ancora il tiramisu in frigo, per fortuna! L

  7. Ammesso che il nostro sia stato davvero un paese creativo, pieno di fantasia e di autoironia, allora la nostra è la patria della disbandedness contemporanea.Ma dubito che nel nostro DNA ci sia traccia di questi “geni”.

  8. Beh, anche Prodi ha avuto un bel coraggio ad andare in settimana bianca con sua moglie, o, forse, lo hanno avuto i giornalisti italiani a seguirlo in questa riedizione di Vacanze di Natale senza Boldi né De Sica.

  9. Questo post è vero e drammatico e riesco solo a pensare a qualcosa di divertente per evadere la realtà.Il problema degli italiani è come usano le parole, ergo come ragionano.Se un inglese scrive:TO BE OR NOT TO BE: THAT IS THE QUESTION.Un italiano invece:TO BE, IF YOU SEE WHAT I MEAN,BE ALIVE, EXIST, NOT JUST KEEP HANGING AROUND; OR (AND THAT MEANS ONE OR THE OTHER,NO GETTING AWAY FROM IT) NOT TO BE, NOT BE ALIVE, NOT EXIST, TO-PUTTING IT BLUNTLY- HECK OUT, CASH IN YOUR CHIPS, HEAD WEST:THAT ( DO YOU READ ME? NOT “MAYBE THIS” OR “MAYBE SOMETHING ELSE”) THAT IS,REALLY IS,IRREVOCABLY IS,THE ONE AND ONLY INESCAPABLE, OVERWHELMING,AND TOTALLY PREOCCUPYING QUESTION.

  10. allora Let It Be! REAL songs quelle dei beatles. è stata usata in uno spot ted?me ne vado a dormire, “to sleep? Perhaps, to dream…..and enterprises of great pitch and moment, with this regard, their currents turn awray, and lose the name of action” (Hamlet). L

  11. Voi pubblicitari siete cosi’ intenti a masturbarvi con tutti i 6 sensi piu’ quelli che dichiarate di aver inventato,che anche se colorassero di rosso a pallini gialli il vostro cappuccino non ve ne accorgereste..Siete una meta-tribu’ ormai in estinzione..(sempre per le troppe segone che vi fate)Fate qualcosa di rivoluzionario..Veramente rivoluzionario!Licenziatevi tutti e andate per le strade a raccontare le vostre cazzate..Il mondo sara’ migliore..e forse anche voi..dopo 10 anni..

  12. Bravo l’anonimo delle 3,46!E’ esattamente guelo che ho in testa..Cioe’ gnente!Ma.. lo ammetto..Che fatica deve essere svegliarsi ogni mattina e reinventarsi un’identita’ che non vi faccia troppo sfigurare in agenzia!Non troppo yuppie ma neanche troppo out..E poi le donne…Io ho mille proposte creative da regalarvi..ma avreste il coraggio di quel fascistone che ha buttato l’anilina a Fontana di Trevi?O avete solo le idee?Che vi passa il super-capo (che quasi sempre,per me sempre!,)non capisce una mazza

  13. Ahimé credo che se anche i pubbliciari si licenziassero tutti (peraltro non c’è bisogno che lo faccano da soli), il mondo cambierebbe ben poco.Forse l’anonimo/a delle 3.46 (che poi deve essere lo stesso delle 3.53) è rimasto ancorato a un’idea un po’ antiquata di questa categoria di lavoratori: di quando contavano effettivamente qualcosa nella società, potevano influenzarla, disegnarla, o anche solo interpretarla. Oggi non è più così, non dare retta ai gionali che ancora intervistano gavino sanna o trattano Toscani come un guru. Oggi contiamo talmente poco che perfino tu, anonimo delle 3.46, non te ne sei accorto/a.

  14. Qualcuno ha detto: “Creativity is allowing oneself to make mistakes. Art is knowing which ones to keep.”Forse il problema di noi italiani è che ci fermiamo, come spesso accade, solamente all’ allowing mistakes, e continuiamo a permetterci di farne. Probabilmente l’errore vero risale al Rinascimento, qualcuno deve aver rivelato qualcosa di troppo.r.

  15. il nostro problema? è che in francia considerano sarkozy un coglione, noi invece un gran figo perchè si tromba la bruni.

  16. Sarà pure un coglione, ma intanto il leader destrorso dell’Eliseo ritiene che la tv pubblica per dare un buon servizio non deve essere mantenuta (leggi soggiogata) con la pubblicità ma con risorse prese da quelle tv che nascono solo per trarre profitto dagli introiti pubblicitari.Ve lo immaginate voi monsieur Veltronì che fa modificare la legge Gentiloni per togliere il pattume pubblicitario audience-dipendente dalle reti rai e finanziarle attraverso una maggiore imposizione fiscale ai proventi delle reti dello chevalier Berlusconi?Chi è coglione, chi è intelligente?Chi è di destra, chi è di sinistra?

  17. In Francia sono molto più esterofili di quanto si pensi. Se si riuscissero a evitare isterismi e esterismi, il dibattito sarebbe già più interessante. L

  18. in francia nn sono tanto esterofili, ho parenti che vivono li da decenni nn mi sto inventando le cose che scrivo….anche su sarkozy… e cmq nn era una critica rivolta ai francesi

  19. Maestro,i giovani in Italia ci sono. Ma sono costretti ad andarsene all’estero per esprimere la proprie idee e la creatività, in ogni settore, persino quello terra terra della pubblicità.Con la solita stima,Simone.

  20. Maestro,i giovani in Italia ci sono. Ma sono costretti ad andarsene all’estero per esprimere la proprie idee e la creatività, in ogni settore, persino quello terra terra della pubblicità.Con la solita stima,Simone.

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